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sabato 14 novembre 2020

Maniglie lucenti e chiappe splendenti.

 

In Puglia abbiamo un problema. Un problema serio di competenze sull’assunzione di decisioni inerenti la scuola. La scuola vera però.

In Puglia, il Governatore ha deciso che la scuola-on-demand può funzionare per tutto il I Ciclo. Così accade che Conte apre ed Emiliano chiude, ma lascia uno spiraglio per i ragazzi speciali. Poi cambia idea, infatti Conte apre ed Emiliano chiude, ma vuole che i ragazzi speciali siano accompagnati da gruppetti di quattro o cinque alunni che, a turno, possano frequentare la scuola in presenza. Ma cambia nuovamente idea. Ogni venerdì. Conte apre ed Emiliano, ormai stufo del fatto che le sue brillanti proposte vengano cassate da un TAR si e da un TAR no, fa lo splendido: i genitori decideranno se mandare i propri figli a scuola oppure no. Ne danno comunicazione alla scuola e basta.

E’ un mondo meraviglioso la Puglia: i genitori scelgono e le scuole eseguono. Lo ha deciso Emiliano!

Peccato che costui non sappia che la scuola-on-demand non può funzionare e, se proprio la vogliamo far funzionare, ognuno deve fare delle rinunce:

-          - gli alunni a scuola devono rinunciare all’attenzione esclusiva dell’insegnante;

-          - gli alunni a casa devono rinunciare all’insegnante disponibile per sei ore;

-          - i genitori, che hanno operato una scelta, devono rinunciare ad ogni pretesa;

-          - gli insegnanti devono rinunciare al loro ruolo preciso: fare gli insegnanti.

Perché noi insegnanti non abbiamo possibilità di scelta!

Così organizziamo orari, sistematizziamo le istanze dei genitori, cercando di capire quale sia l’ultima scelta operata. Così trascorriamo le giornate in modo schizofrenico, tentando di realizzare le idee dello “splendido” in modo realistico, ordinato, fruibile e sostenibile.

E quindi:

-          - analisi delle comunicazioni dei genitori;

-          - predisposizione degli orari delle lezioni;

-          - organizzazione degli scaglionamenti per le entrate e le uscite;

-          - presa in carico dei repentini cambiamenti di idea del venerdì da parte dello “splendido”;

-          - presa in carico delle decisioni genitoriali che possono anche variare;

-          - controllo e potenziamento delle reti;

-          - controllo e acquisto di nuovi dispositivi (pc e tablet);

-          - analisi delle richieste dei dispositivi per gli alunni;

-       - organizzazione della didattica in presenza per chi è a scuola, della didattica digitale per chi è a casa, delle lezioni asincrone, delle lezioni sincrone, delle lezioni in modalità mista.

TUTTO CONTEMPORANEAMENTE. Questo facciamo.

Vorremmo fare gli insegnanti anche perché la scuola ha adottato tutti i protocolli di sicurezza durante il periodo estivo; la scuola ha misurato ambienti, attaccato adesivi tondeggianti sotto i banchi; controllato le distanze; allestito spazi riservati; stilato protocolli di sanificazione con l’amministrazione comunale; organizzato modalità di pulizia accurata di ambienti e suppellettili. La scuola è un luogo sicuro in cui studiare, incontrarsi, imparare ed insegnare.

Ogni ora vengono disinfettate maniglie delle porte e sedie degli insegnanti che si danno il cambio.

I ragazzi hanno capito ed imparato molte cose: sono cresciuti in fretta, sono rispettosi delle regole, osservano il rispetto anche tra gli adulti. I ragazzi hanno compreso tutto ed hanno compreso bene.

Noi insegnanti ci stiamo provando a garantire il diritto allo studio per tutti. Ed entrare in classe, ad ogni cambio dell’ora, con libri, quaderni, borsa, valigia a tracolla, pc acceso in mano (di proprietà personale perché non si possono usare gli oggetti altrui), mascherina doppia e visiera para-schizzi è un’emozione.

E’ un’emozione grande toccare la maniglia appena disinfettata (quindi umida); è un’emozione attendere che la cattedra si asciughi prima di poter posare tutti gli oggetti; è un’emozione accomodarsi su una sedia (umida anch’essa) che non potrà essere abbandonata se non al termine dell’ora di lezione; è un’emozione vivere tutta la mattinata con le finestre spalancate (per garantire il continuo ricambio dell’aria); è un’emozione vederli - in classe e a casa - attenti e consapevoli del fatto che questo momento storico sta cambiando le nostre vite.

Così, tra distanze siderali incolmabili e contatti personali a distanza; cercando un equilibrio tra scuola vera e scuola-on-demand; con la segreta speranza che restare seduti sulla sedia umida, ma disinfettata, possa essere di ausilio ad una serena conservazione della specie; tra bolli gialli attaccati sul pavimento e frecce direzionali ben sincronizzate; tra maniglie lucenti e chiappe splendenti armonizziamo il nostro quotidiano agire…

E son soddisfazioni!

lunedì 6 luglio 2020

Ogni casella ha un suo perché.

Intendo casella di posta elettronica. E qualcuna non ha un perché.

Il momento in cui sono entrata nel vortice del web è segnato in modo indelebile dalla mia prima casella di posta elettronica, quella storica che ha iniziato a tracciare la storia delle mie mail. E’ una @virgilio e non si può cancellare. In parallelo, per un breve periodo della mia vita, ho avuto una e-mail @libero. Ma un giorno, quel concetto di libertà al maschile mi apparve come una caricatura, così la lasciai cadere in disuso… liberandomene. Poi mio fratello, il perfetto della famiglia, iniziò a scrivermi da una mail @iol, così, un po’ per avvicinarmi alla sua indiscussa perfezione, un po’ perché quell’ItaliaOnLine mi piaceva, mi dotai anch’io di una casella @iol.

E siamo a tre!

Era quasi tutto perfetto, ma nella mia vita spensierata entrarono le Istanze On Line del MIUR che all’epoca - stiamo parlando del giurassico - era MPI e che ora - stiamo parlando del nulla - è diventato MI. Ogni abitante del Regno Borbonico sorriderà per l’imbarazzante assonanza con una ben nota esclamazione… Così, per non fare confusione tra ItaliaOnLine e Istanze On Line, anche la mail @iol fu dismessa, senza troppi rimpianti, visto che anche il PB (Perfect Brother) l’aveva sostituita. Poi, si sa, la vita è in continua evoluzione e un certo momento della storia d’Italia fu segnato dalla messa in onda del BB (Big Brother). Insomma, per me era una questione già nota, studiata, acquisita. Me ne aveva parlato George… Ma per i miei alunni era tutto nuovo. Persino più interessante della scuola: praticamente l’unico argomento di conversazione con il quale riuscissi ad entrare in empatia con i loro interessi del momento. Così dedicai un supplemento di attenzione al fenomeno mediatico in questione, adoperando la casella di posta elettronica con la quale avevo intrapreso i miei primi passi nel web: @alice che, col tempo, aveva subito delle variazioni importanti, trasformandosi in @supereva. Con una stupefacente contemporaneità, per i social network, utilizzavo persino una @yahoo perché qualcuno mi aveva messa in guardia sull’importante necessità di non mescolare gli account…

E siamo a sei!

Poteva ancora essere umano controllare sei caselle di posta elettronica quotidianamente, ma si diffuse la moda della PEC. E poiché, a detta di molti, sarebbe stata equiparabile ad una raccomandata, decisamente e convintamente attivai la mia @pec. Naturalmente non avrei mai potuto immaginare che, in pieno lockdown, sarei stata obbligata ad andare a ritirare una raccomandata a mano! Veramente non avrei mai immaginato di vivere una pandemia, ma questo è un altro discorso. E non poteva finire qui. Infatti, come insegnante, ho il privilegio di avere una casella di posta elettronica istituzionale. Una mail @istruzione che ha la stessa capienza di un vasetto di capperi da 60 grammi. Con 14-15 mail è già piena e rifiuta tutto. Quindi, personalmente, l’ho sempre utilizzata come traghetto, nel senso che faccio confluire altrove tutta la posta istituzionale che, comunque, ha un suo perché e non può essere respinta al mittente solo perché un giorno non l’hai controllata e svuotata… Così, tra uno svuotamento ed un trasferimento, arriviamo al 2015. L’anno in cui l’ira funesta del tizianelide Matteo si abbatté sulla Scuola. Lo stesso anno in cui iniziai a raccontare lo school world con le school words. Naturalmente mi serviva una nuova casella per il blog, così attivai una @gmail della quale non posso fare a meno perché il blog è l’unico luogo in cui poter parlare senza interrotta!

E siamo a nove!

Ma il percorso delle caselle di posta elettronica, che era stato sufficientemente lungo e travagliato, riceveva il colpo di grazia inferto dal Covid-19. Da marzo 2020 in avanti s’è perso ogni ritegno. E s’è perso pure il conto… perché, all’improvviso, arriva quella che tutti chiamano DAD e che io ho sempre chiamato SAD (Scuola A Distanza) anche per il significato che il termine ha in inglese. Certo, sono state tutte scelte emergenziali e la contingenza del momento ha provocato un proliferare di account “dedicati”: si è partiti con una @gmail personale del docente per la scuola, seguita da una @gmail per ogni classe di docenza. Poiché insegno in sei classi, in un solo giorno, ho dovuto attivare sette caselle istituzionali e professionali: in un solo giorno si reiterava ciò che si era verificato in 30 anni di permanenza nel web!

E siamo a sedici!

Poi, sempre per la SAD, serviva un account dedicato per EdModo; uno per Skype; un altro per Cisco e, incredibilmente, quando mancavano solo le credenziali per far lezione sulla piattaforma Rousseau, arrivavano le indicazioni per G-Suite. Necessaria come il pane per garantire la propria presenza ai Meet e per la creazione delle Classroom. Altra e-mail, altre credenziali, altro account. Tutto istituzionale, eh? Perché poi servono i tracciamenti, servono le registrazioni, servono i moduli delle presenze, servono i moduli di verifica, serve che le interazioni siano tracciabili. Tutto serve. Oddio, servirebbe anche riuscire a pensare ai ragazzi – rigorosamente chiusi in casa come noi – ma ai piani alti pensano che la scuola sia solo AULA. Ai piani alti pare non sia chiaro cosa sia la CLASSE. In tutti i sensi. Ma anche questo è un altro discorso.

Intanto, quasi inavvertitamente, siamo a venti! E, a questo punto, uno pensa di aver raggiunto un equilibrio. E invece no!

Poiché non esiste una pandemia in corso, non esistono enormi problemi di sopravvivenza per milioni di persone, non sussistono problematiche importanti da risolvere in tutti i settori della società civile, non esistono questioni inerenti la riapertura delle scuole in sicurezza, non esistono decisioni pedagogico-didattiche da assumere per l’Italia, al MI reputano fondamentale avviare una procedura che fornirà una nuova casella di posta elettronica a tutto il personale in servizio nelle scuole italiane. Pertanto, poiché sono un’insegnante, la mia casella di posta elettronica istituzionale che era @istruzione diventerà @post(...)istruzione. Non si tratterà di una migrazione. No. Forse ai piani alti non la sanno fare. Quindi, ad un certo punto chiuderanno tutto l’ambaradan della casella @istruzione. Ma sono gentili: sono giorni e giorni che continuano ad avvisarci di svuotare tutto, di non lasciare tracce della nostra presenza, di salvare il salvabile. 

Ecco. Volevo dire che sono pronta. Ho archiviato tutto ordinatamente. La mail, che mi consentirà di passare da una casella all’altra, non mi è arrivata. Ma arriverà. Me lo sento! E poi volevo dire che questa trasformazione da @istruzione a @post(...)istruzione, oltrepassando – impavida – non solo il limite delle venti caselle di posta elettronica, ma anche molto altro, racconta molto più di quanto si possa leggere.


domenica 28 giugno 2020

Mi piace pensare…

Mi piace pensare che la tua letterina sia stata stilata da un qualche giovane virgulto, vittima inconsapevole quanto incolpevole di quell’imbuto che ti piace tanto! Mi piace pensare che tutti i celeberrimi personaggi citati nella letterina, dai Padri costituenti a Malala, da Don Milani a Calamandrei, siano stati oggetto di approfondimento per chi li ha scomodati. O che, a costoro, sia almeno stata riservata una piccola transizione imbutifera! Mi piace pensare che ci fosse dell’ironia in quel “siamo partiti da zero” perché guarda che a zero stanno esattamente solo le chiacchiere di una letterina insulsa e disonorevole per la firmataria. Alla quale sarà certamente sfuggito che il PNSD risale al 2007 e che lo stesso è stato poi implementato nel 2015 con le note 35 Azioni. Mi piace pensare che tu sappia che le Indicazioni Nazionali risalgono anch’esse al 2007, divenute Nuove Indicazioni Nazionali nel 2012 ed implementate dai Nuovi Scenari nel 2018: pertanto mi sfugge il senso del richiamo alla loro primissima pubblicazione databile a 13 anni fa! 

Poi c’è l’atto di fede “la ripresa di settembre funzionerà“. E qui deve essere intervenuto l’imbuto della fede: una fede incommensurabile in inutili sogni di facciata, totalmente privi di basi operative serie. Proviamo a tracciarle insieme. Se lo sfondo integratore deve essere il distanziamento sociale, sarà bene ricordare che le classi devono essere composte da non più di 15 alunni! Che avere tante aule - tutte colorate come rappresentate dal tuo onirico pensiero - senza adeguata copertura degli organici, non servirà molto! Che i patti di continuità sono sempre stati presenti nelle scuole italiane. Quindi mi piace pensare che si sia trattato solo di una svista il non aver informato gli USR della necessità contingente di non autorizzare classi da 30 alunni. Così come mi piace pensare che tu comprenda che le classi dimezzate non possano essere considerate imbuti ordinatamente impilati in dispensa, in attesa di un insegnante che verrà…
Eppure sarebbe stato semplice: NO INVALSI, NO alternanza, NO progetti, NO corsi di aggiornamento inutili, NO concorsi ridondanti, NO 107, NO classi pollaio, NO bugie.
Sarebbe stato agile: SI stabilizzazione dei precari (Direttiva europea 70/1999, recepita dall’Italia con decreto 368/2001), SI classi civili (13-15 alunni), SI tutela dei lavoratori fragili (Documento tecnico INAIL-aprile 2020).
E, invece, presa da un delirio di onnipotenza, delirio soprattutto onirico, sei andata ad impelagarti in una serie di affermazioni prive di senso. Non c’era bisogno di un comitato di esperti per dichiarare che “a settembre avremo una scuola aperta a tutti“. Perché, negli ultimi settant’anni, abbiamo forse avuto una scuola chiusa a qualcuno? Non c’era bisogno che qualche che qualche tuo giovin collaboratore scrivesse che “la scuola di settembre sarà responsabile e flessibile“. Perché, prima com’era? È mai stata una scuola irresponsabile ed ingessata? Non era necessario puntualizzare che “a settembre gli istituti saranno puliti“. Perché, fino ad ora cosa pensi che fossero? Discariche a cielo aperto?

E poi, questo devo dirtelo: “il ministero che ho l'onore di servire“ è l’ennesimo non-sense perché “servire” è una parola grossa e “onore” è un valore importante. Non meno importante di un’interessante metafora con la quale riproponi l’intramontabile DIY: “ogni singola scuola creerà il proprio vestito su misura“ che è un modo tanto indolore quanto scontato che ci riconduce indietro nel tempo ai corsi di taglio e cucito. Ma tante cose non puoi saperle; non puoi proprio comprenderle, semplicemente perché non le hai vissute. E, devo aggiungere, non le hai studiate neanche in modo approssimativo.

Quindi tutti questi chilometri su e giù per l’Italia te li puoi anche risparmiare. Almeno fino a quando non ti sarà chiarissimo che senza una visione complessiva della scuola della Repubblica che NOI -operatori della comunità scolastica- serviamo, tutto sarà vano. Perché, credimi, la tua Vision - che non riesce ad andare oltre le scuole colorate - è un’offesa per gli italiani. E non solo.

“La rotta è stata decisamente invertita” resta un tuo personale convincimento. La vera verità è che l’emergenza della pandemia poteva realmente far compiere una seria inversione di rotta ad una scuola che, nell’ultimo ventennio, è stata progressivamente smantellata, aziendalizzata, demansionata, ignorata. Una scuola sulla quale si è disinvestito per decenni, necessita di più di due mesi per tornare ad essere una Scuola Vera che temo non esista più.

Ma se due mesi sono l’unica opzione possibile, li utilizzerò anch’io per sognare. Per sognare ed assaporare quello scatto di orgoglio con il quale noi - 9 milioni di cittadini facenti parte a vario titolo della comunità scolastica - abbiamo sempre salvato la scuola dalla deriva alla quale, da decenni, è stata condannata.

Tu parli di “stagione nuova, scatto in avanti, diritto di sognare“ e a me piace pensare che la stagione nuova possa essere -banalmente- un autunno in presenza e in sicurezza; che lo scatto in avanti possa configurarsi -semplicemente- come la stabilizzazione del precariato. Analogamente, se vogliamo proprio parlare di sogni, avrò anch'io il diritto di sognare una scuola senza letterine e, possibilmente senza ghostwriter. Che costano assai e non servono a molto. Soprattutto dopo aver considerato che la teoria degli imbuti, con loro, non ha funzionato.

Infine “ogni pietra che metteremo in questa ripresa” è una frase impegnativa: lascia immaginare un enorme imbuto attraverso il quale far confluire un numero imprecisato di pietre, accumulantisi in modo sciatto e disordinato.

Il problema è tutto nell’"in". 
E’ arduo spiegare. 
Quindi, mettiamoci una pietra sopra. 
Tombale però.

mercoledì 24 giugno 2020

Il Decreto R.O.C.

L’INAIL ha parlato ad aprile 2020. Così, sulla riapertura delle scuole a settembre 2020, è stato promulgato il DL 34 del 19 maggio 2020 (cd. Decreto Rilancio). Quindi, prontamente, il CTS ha parlato il 28 maggio 2020, spianando la strada ad una conferenza unificata che ha prodotto una bozza di Linee guida per la riapertura delle scuole, datata 23 giugno 2020 che sarà discussa il 25 giugno. Domani.

Quindi, ricapitolando: INAIL fine aprile, CTS fine maggio, MI fine giugno. Ci sarà stato un tempo sufficiente per riflettere sulle indicazioni ricevute…

Nel frattempo, in Europa, scuole che riaprono vengono richiuse e, in Italia, il MI parla e sparla. Sempre troppo, sempre fuori tempo, sempre a pappagallo.

In tempo di dad diremo che nelle dichiarazioni del MI si ravvisa una sorta di sovraesposizione asincrona di reiterazioni espresse in modalità “ostinato”. L’“ostinato”, in musica, è una figura melodica che si ripete incessantemente, invariata e della stessa altezza, creando un effetto di staticità e, insieme, distacco rispetto alla melodia. 

Staticità e distacco.

Staticità: perché dall’inizio di febbraio si parla di distanziamento sociale con conseguente chiusura totale da inizio marzo e, contemporaneamente, al MI ci si trastulla con l’inserimento di C&C (Cittadinanza e Costituzione) a costo zero e a potenziamento di organici zero. Come se non ci fosse un Covid-19 da arginare!

Distacco: perché lo stato di emergenza terminerà il 30 luglio - se non sarà prorogato – ma gli USR continuano ad autorizzare classi da 27/30 alunni. Con buona pace del distanziamento e con grande considerazione per polli, galline e pulcini.

Ma la vera “chicca” è l’articolo 231 del DL 34 che stanzia un mare di denaro per la riapertura delle scuole a settembre: 331 milioni di euro per il 2020 in aggiunta al FIS. Molto bello!

Si indica dettagliatamente in cosa potranno essere investiti questi denari. Molto bello!

E si scrive anche che questi 331 milioni di euro dovranno essere impegnati entro il 30 settembre 2020. Molto bello! Tutto e subito. In modo celere e chiaro: i soldi per riaprire in sicurezza li avete, dunque usateli! E fate un po’ come vi pare…

Io penso di aver compreso perché lo abbiano chiamato Decreto Rilancio: hanno rilanciato ogni responsabilità al mittente dietro compenso.

E vediamo, dunque, per ogni persona, a quanto ammonta il compenso. Vediamo quale sia il costo pro capite della sicurezza. Analizziamo con cura un po’ di numeri. Per cultura personale, per avere un’idea esatta.

Le SCUOLE italiane sono 8.233, suddivise in 40.749 plessi. Quindi se volessimo suddividere 331 milioni di euro tra le COSE, spetterebbero 8.122 € per ogni plesso scolastico.

Le PERSONE che si assembrano nelle scuole italiane sono 9.044.559 così suddivise: 8 milioni di alunni che incontrano 835.489 docenti e 209.070 non docenti. Quindi, se volessimo suddividere 331 milioni di euro tra le PERSONE spetterebbero 36,59 € pro-capite.

Ecco, questo è il prezzo del rilancio e del rientro in sicurezza. Fermi restando gli edifici scolastici fatiscenti. Ferme restando le classi sovradimensionate. Ferma restando l’impossibilità di garantire il distanziamento. Sicuramente con questo decreto rilancio che definirei Decreto R.O.C. (Rilancio ad Occhi Chiusi) potremo finalmente e convintamente dire che andrà tutto bene. Molto bene! Anzi benissimo!


martedì 2 giugno 2020

Ignoranza vigliacca.

Diffondo il Sallusti-pensiero e rispondo perché tutti conoscano la differenza tra un eroe e un hater.
Eh sì, caro lei, perché lei ha dimostrato di essere più hater degli odiatori di professione. Le sue parole rivelano un odio profondo verso una categoria intera. Guardi che noi conosciamo bene il significato di eroe e noi non siamo eroi. Siamo insegnanti.
Vergogna! Dovrebbe solo provare vergogna; dovrebbe chiedere scusa per questi pensieri espressi nel suo personale sfogatoio.
Furbetti della cattedra? Paura e pigrizia? La pagina più squallida? Interrompere il buen retiro? Vigliaccata? Nessun dovere né professionale né etico? La fila per le vacanze? Avremmo permesso che le scuole chiudessero prima dei bar?
Guardi, signor direttore del suo personale sfogatoio, che lei ha completamente sbagliato destinatari.
C’è poco da fare i “furbetti” con stipendi fermi da un decennio e, per di più, tra i più bassi d’Europa. Ma questo lei non lo sa!
C’è poco da indicare “paura e pigrizia” come caratteri di una categoria quando il mondo è avvolto da una pandemia. Ma questo lei lo ignora!
C’è poco da attribuire agli insegnanti la “pagina più squallida” quando questa è stata scritta proprio da lei. Ma questo lei non lo comprende!
C’è poco da interrompere il “buen retiro” visto che non c’è mai stato e visto che gli insegnanti hanno continuato a svolgere la loro azione educativa IN OGNI MODO POSSIBILE per elevato senso del dovere. Ma questo lei non lo sa!
C’è poco da definire “vigliaccata” il comportamento dei docenti italiani visto che ai veri vigliacchi piace fare gli hater anche in questo triste frangente. Ma questo lei non lo sa!
C’è poco da richiamare “doveri etici e professionali” per una categoria che fonda tutto il proprio operato proprio sull’etica e sulla professionalità. Ma questi valori lei non conosce!
C’è poco da sparlare della “fila per le vacanze” degli insegnanti i quali, certamente, non godono dei privilegi della sua casta. Ma questo lei non lo sa!
C’è proprio nulla da dire sulla “chiusura che NOI avremmo permesso” visto che c’è stata una dichiarazione di stato di emergenza il 31 gennaio 2020 seguita da una serie di DPCM che hanno chiuso le scuole d’Italia. Ma questo lei non lo sa! 
Ascolti bene perché ora le spiego chi è un “eroe”: eroe è una persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione si impone all’ammirazione della collettività; eroe è chi, di propria iniziativa e libero da qualsiasi vincolo, compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.
Adesso le spiego cosa sia il “vilipendio”: è la dimostrazione di disistima o disprezzo che può assumere i toni di scherno o di aperta ingiuria; nel diritto è un’offesa lesiva di valori riconosciuti e protetti dalla tradizione e dalle leggi dello Stato.
Scelga lei, adesso, CHI compie atti eroici e CHI compie atti di vilipendio. Rifletta però, perché lei questo non lo sa! Perché lei era uno di quelli che voleva riaprire tutto e subito in Lombardia, perché lei ha dimenticato cosa sia stata l’istruzione nel ventennio fascista, perché lei finge di non sapere in che misura sia stata distrutta la scuola dai tagli operati da una destra incauta che, per un ventennio della II Repubblica, ha invece assicurato proventi e garanzie a giornalai, giornalini e sfogatoi.
Perchè lei, la Costituzione non la conosce.
Noi insegnanti ci siamo adattati ad una serie di interventi NEFASTI prodotti proprio da quell’ignoranza vigliacca a lei tanto cara. Ma la cultura e l’istruzione, delle quali noi insegnanti siamo rimasti gli ultimi eroici diffusori, sono un altro discorso. Complesso da affrontare con chi non sa. Perché noi diffondiamo cultura e siamo assai diversi da lei che più che diffondere odio non sa fare.
Ascolti Sallusti: visto che dimostra un’ignoranza illimitata (difficilmente recuperabile alla sua età) chieda scusa e si ritiri.
Vigliacco!

mercoledì 27 maggio 2020

“Chi fraveca e sfraveca …”

Sono un’insegnante che non ha risposte.

I ragazzi pongono domande alle quali non posso fornire risposte.

Le famiglie cercano di comprendere, ma neanche per loro ci sono informazioni.

Così, nel tentativo di tenermi informata – per informare – consulto tutto il consultabile e la mia fonte di informazione preferita, perché continuamente aggiornata, mi restituisce ogni giorno lo stesso messaggio con date che si rincorrono. Quindi decido di andare alla fonte: il sito web del Senato.

E scopro che la 7a Commissione Istruzione viene convocata e sconvocata ogni giorno come se non ci fosse un domani; leggo che gli esami di Stato del I Ciclo e del II Ciclo si svolgeranno tra 2 settimane e dal MI ancora non arriva la conversione in legge del DL 22, inerente la conclusione di quest’anno scolastico e l’inizio del prossimo.

Ora, è chiaro che i Senatori della Repubblica abbiano una mole di lavoro immenso da svolgere. Soprattutto in questo periodo di emergenza. E’ altrettanto scontato che si debbano individuare delle priorità. E’ certo che gli esami dovranno svolgersi, allora? Cosa si attende?

Sarò anche pesante e ridondante, ma continuare a leggere – sul sito del Senato – che le riunioni della 7a Commissione vengono convocate e, successivamente, sconvocate; leggere che le discussioni durano al massimo una mezz’ora senza giungere a conclusione in tempi REGOLARI, mi fa pensare al famoso detto “chi fraveca e sfraveca, nun perde maje tiempo”.

Letteralmente significa che chi fa e disfa, non perde mai tempo, ma questa locuzione si usa a commento delle inutili opere di taluni che non portano mai a compimento le cose che cominciano, per cui il loro comportamento si traduce in una perdita di tempo mai finalizzata a qualcosa di utile.

Ecco, forse sarà anche vero che chi fa e disfa il tempo non lo perde. Certamente lo impiega male. Lo impiega a non concludere molto. E sicuramente contribuisce a far perdere tempo a chi attende norme certe, disposizioni inequivocabili e leggi fornite in tempi UMANI.

In questo periodo abbiamo ricevuto informazioni dal MI: hanno dichiarato tutto ed il suo contrario. Senza rispetto per le tante persone rigorose che nella scuola operano a tutti i livelli. Convocati e sconvocati senza ritegno. Senza rispetto.

E’ necessario che si sappia.

Lo devo ai miei alunni, alle loro famiglie. Per una questione di rispetto.

Lo devo a me stessa. Sempre per una questione di rispetto.


giovedì 7 maggio 2020

Non vedo biglietti volare.

Se queste videolezioni riescono a stressare persino me, non posso neanche immaginare cosa possano provocare nei miei studenti! Ma “stressare” non è la parola esatta. Perché, in realtà, voglio intendere qualcosa di sottilmente diverso: non mi piace fare-cose in modi non coerenti con le finalità per cui quel fare-cose aveva una sua ragione di esistere. La scuola, per me, è un’esperienza di vita entusiasmante. Per i miei alunni è un’esperienza di comunicazione delirante. Nel complesso, potremmo definirla un “entusiasmante delirio”.

Io non so esattamente come possa accadere che tutti abbiano qualcosa da raccontare a tutti contemporaneamente. Né so perché tutti abbiano il desiderio di parlare continuamente. E non conosco neanche il motivo per il quale, anche quando un’altra attività è in fase di svolgimento, i ragazzi continuino a dirsi-cose, scambiandosi bigliettini sopra o sotto il banco…


Praticamente non so nulla, ma so che tutto questo mi piace. Poi, tra una chiacchiera e l’altra, in modo del tutto casuale e residuale, riesco persino ad inserire la mia presenza in quello che abbiamo definito come “entusiasmante delirio”. Non si fermano mai. Ed io neanche. 

Mi fanno sorridere perché passano dal “maestra” dei primi tre mesi di prima media, al “prooof” della terza. Mi fanno ridere quando passano dagli applausi regolari della prima media, all’applauso irregolare (un solo battito di mani, seguito da una fragorosa risata) della terza. Mi divertono quando passano dalla merenda consumata usando un ordinato tovagliolo dispiegato sul banco in prima, ad una merenda ingurgitata in fretta tutti seduti per terra - oltre l’ultima fila di banchi - in terza. Hanno troppe cose da raccontare e tutto da raccontarsi.

La scuola, quella dell’entusiasmante delirio, dal 5 marzo è differente.

Molto altro. Praticamente tutto ciò che resta. Nel complesso, potremmo definire La scuola come un “tutt’altro”.
Non sento racconti sussurrati. Non ascolto storie raccontate. Non osservo ragazzi a frotte. Non vedo sorrisi: né nascosti né palesi. Non spalanco finestre ad oltranza. Non ascolto improbabili dimenticanze. Non vedo le stelle ogni volta che il mio ginocchio urta contro lo spigolo della vetusta cattedra.

E, soprattutto, non vedo biglietti volare. Perché, dal 5 marzo, la scuola è tutt’altro.

domenica 23 febbraio 2020

ليست المدارس وكالات سَفَريّاتٍ


A me piace essere chiara e diretta, così ho pensato che – probabilmente – il titolo in arabo fosse maggiormente comprensibile a quanti conoscono poco la lingua italiana.

Quindi, non per polemizzare ad ogni costo, ma il Ministro Azzolina come ha potuto pensare di inviare una circolare alle scuole SOLO stoppando i viaggi d’istruzione?

Forse non le è chiaro quante realtà diversificate si possano incrociare nelle istituzioni scolastiche; forse le è sfuggito che ogni singola agenzia formativa attende INDICAZIONI precise; magari non sa che molti docenti sono in grado di organizzare videolezioni con i propri studenti; verosimilmente non conosce la normativa che impone la presenza di un medico competente che, nominato dal datore di lavoro in tutte le attività lavorative per le quali è obbligatoria la sorveglianza sanitaria degli esposti a rischio, deve essere in possesso di particolari titoli e specializzazioni mediche espressamente previste all’articolo 38 del decreto 81 ed i suoi obblighi sono descritti dall’art. 25 dello stesso D.lgs. 81/08.

E allora, pur risultando immane, gravoso ed importante tutto il lavoro svolto dal Ministero della Salute, è evidente che se il responsabile del Ministero dell’Istruzione non è in grado di recepirne le indicazioni al fine di diffonderle capillarmente alle Istituzioni scolastiche, gran parte del lavoro sarà vanificato da un’incompetenza ampiamente palesata.

Dunque non si tratta solo di ignoranza delle norme, di scarsa conoscenza della lingua italiana o di irresponsabilità totale: si tratta di una sorta di inappropriatezza comunicativa. Grave!

Così nel ricordare L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello dell’impareggiabile Oliver Sacks, diremo che gli insegnanti d’Italia si trovano in presenza del Ministro che scambiò le scuole per agenzie di viaggi in una totale contraffazione della realtà; in un completo stravolgimento interpretativo della realtà scolastica.

E allora, dichiarandolo nel titolo, lo ripetiamo
in francese: Les écoles ne sont pas des agences de voyages;
in tedesco: Schulen sind keine Reisebüros;
in inglese: Schools are not travel agencies.

Per gli appassionati, per i veri cultori dell’italico idioma, diremo solo:

LE SCUOLE NON SONO AGENZIE DI VIAGGIO

Lavarsi le mani.


Le mani continuerò a lavarle, a prescindere, sebbene questa precauzione appaia, ai miei profani occhi, piuttosto pilatesca.

Vorrei, invece, informare gli alunni delle mie sei classi, i miei colleghi ed i miei conoscenti del fatto che - durante queste brevi vacanze di carnevale - ho rinunciato a Venezia (dove vive una mia nipote) ed ho rinunciato a Milano (dove vivono i miei adorati nipotini). Per un autoimposto senso di responsabilità in quanto ciò che il MIUR ci aveva comunicato all’inizio di febbraio non ha più alcun valore! Prima si parlava di un virus presente solo nella lontana Cina, ora si parla della sua presenza in Italia e, scusate, ma il solo blocco dei viaggi d’istruzione (deciso OGGI dal MIUR) appare, ai miei profani occhi, una specie di pannicello caldo.



Dunque, pur continuando a lavarmi le mani 100 volte al giorno per almeno 20 secondi alla volta, desidererei ricevere rassicurazioni analoghe dei miei studenti, dei miei colleghi, dei miei conoscenti: avete frequentato zone focolaio? siete stati in Cina ultimamente? avete incontrato persone rientrate da zone dichiarate a rischio?

Sappiatelo: dobbiamo essere noi responsabili perché le misure governative messe in atto fino ad ora non hanno impedito la diffusione del COVID-19 nella nostra nazione. Ed essere responsabili non significa affatto essere razzisti.

Ma talvolta, etichettare qualcuno come razzista è più facile che definirlo responsabile perché “responsabilità” è una parola grossa!

Incomprensibile per molti.

giovedì 27 giugno 2019

RELAZIONE FINALE.



Così è!

Per tutto arriva una conclusione ed anche questo esame 2019 è, dunque, giunto ad un epilogo sospirato ed atteso.

Inderogabile, peraltro.

Perché è risaputo che gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione devono terminare entro il 30 giugno.

Quindi, riassumendo:
- dopo aver ascoltato tristissime vite ed encomiabili opere di tutti Santi, i Martiri e le Vergini;

- dopo aver seguito con interesse le disavventure della geniale Frida Kahlo che, mano nella mano con il futurista Filippo Tommaso Marinetti, guidati da un intrepido Duce alla conquista delle terre africane, si imbattevano in improbabili giacimenti di petrolio;

- dopo aver appreso che l’Abbé Pierre di cognome faceva Be e che la signorina Thunberg Greta di cognomi ne ha diversi e variabili, da Turner (come Tina) a Thunderbird (come quell’uccello leggendario); [suvvia ragazzi! È da febbraio che non si parla d’altro!]

- dopo aver ben immagazzinato il concetto secondo il quale il petrolio, in realtà, è formato da innocuo plancton che, leggiadro, si posa sui fondali degli oceani tutti, quindi per la sua estrazione, in definitiva sarebbe sufficiente un buon dragaggio oceanico;

- dopo essere stati deliziati dalle soavi melodie egregiamente eseguite da alunni mozartianamente ispirati;
- dopo aver finalmente compreso che “la censura è una macchia che ti impedisce di vedere“ [praticamente una specie di maculopatia o una forma particolare di glaucoma];

- dopo aver suggerito “Ve… Ve… Ve…” per indicare il Venezuela ed aver ricevuto come risposta “Venezia” che, in effetti, è quasi la stessa cosa;

arriva la fine degli esami.

Ed è un bene che arrivi quando il caldo non è ancora torrido, perché così ho la possibilità di rimettere ordine nelle mie personali conoscenze, cancellando in modo quasi totale e per questo non definitivo, le vagonate di castronerie creative ascoltate in questi ultimi giorni.

Ma si sa: è l’emozione che tende subdoli tranelli ad innocenti ragazzi che si affacciano alla vita!

E poi ci sono quelli bravi, sensibili, attenti.



Quelli che, alla fine del loro PPT inseriscono una slide di ringraziamento. 

E per alcune colleghe, quelle sensibili quanto questi ultimi allievi citati, parte la lacrima sul viso a condire l’abbraccio e il bacio accademico…

Peccato che, in quell’ultima slide, noi docenti siamo stati paragonati a solerti contadini!

E così parte una commozione bifronte. Sì, bifronte, come Giano.

Da un lato parte la commozione vera, leale, sincera e sentita a cura della collega sensibile che si scioglie in lacrime.

Dall’altro lato vorrebbe partire l’altrettanto vera, leale, sincera e sentita commozione cerebrale (da procurare allo studente sensibile e bravo, attento e dedito ai sillogismi) a cura della collega inzenzibbbile che, alla vista di cotanto elevato paragone, indefessamente ed incessantemente, continuerà a compilare relazioni e verbali che tra 24 ore, saranno definitivamente archiviati in un pacco ermeticamente chiuso ed opportunamente sigillato.

Meno male!

Finalmente! Una liberazione che necessiterebbe dell'esecuzione di una bella marcia trionfale! Ma su quel fronte abbiamo già dato!

Così, da dopodomani, potrò finalmente tornare alle mie auliche passioni: riprenderò a coltivare terre lontane tra Venezia e il Venezuela.

E, coltivando, canterò “faccetta nera”, tanto mi saranno rimaste impresse nella memoria tutte quelle storie sulla propaganda bellica.

Poi, tra una semina ed un raccolto, farò lunghe passeggiate sperando di incontrare Banksy per comunicargli che colui che pensa che gli insegnanti siano dei contadini, ha arditamente paragonato la sua street art al Cristo velato del Sanmartino!

Ecco!

Quel velo, a questo punto, mi servirebbe proprio…

Bianca Maria Cartella

lunedì 18 aprile 2016

Inarrestabile affabulatore abusivo.

Questo è.
E’ abusivo perché la carica ricoperta da quest’uomo gli è stata conferita dai Leopoldini, che non sono certamente rappresentanti degli italiani.
E’ affabulatore perché nel commentare il mancato raggiungimento del quorum al referendum del 17 aprile ha inteso raccontare agli italiani la vetusta storiella “dei buoni e dei cattivi”, definendosi il “buono” per eccellenza: colui che ha salvato 11.000 posti di lavoro e, addirittura unendosi in un brindisi virtuale con gli 11.000 che domani potranno tornare serenamente a lavorare per merito suo… Conseguentemente i “cattivi”, secondo la teoria dell’inarrestabile affabulatore abusivo, sarebbero tutti coloro i quali, esercitando il diritto di voto, NON avrebbero consentito agli 11.000 di tornare al lavoro questa mattina.
Io non posso né voglio credere che un solo italiano abbia potuto accettare le parole del Renzie.
Perché il Referendum del 17 aprile poneva la questione della DURATA delle concessioni: il quesito chiedeva di abrogare la norma, introdotta nella legge di stabilità entrata in vigore il 1 gennaio 2016, che permetteva di estendere una concessione “per la durata di vita utile del giacimento”, cioè per un tempo indefinito. Se avesse prevalso il SI quella frase sarebbe stata cancellata e si sarebbe conservata la normativa italiana e comunitaria secondo la quale tutte le concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi o di risorse minerarie, a terra o in mare, hanno durata di trent’anni, con possibilità di proroghe per altri complessivi venti. Cioè si sarebbe cancellata un’anomalia perché è insolito che una risorsa dello stato, cioè pubblica, sia data in concessione senza limiti di tempo prestabiliti.  Quindi se avesse prevalso il SI le piattaforme oggi in attività avrebbero continuato a lavorare fino alla scadenza della concessione (o dell’eventuale proroga).
E’ un affabulatore perché, ancora una volta, l’ennesima da quando ha abusivamente occupato la poltrona di Presidente del Consiglio, ha spostato l’attenzione degli italiani su questioni totalmente infondate, prive di qualunque aggancio contestuale alla realtà degli eventi. La questione degli 11.000 posti di lavoro salvati dal Renzie è stata una delle sue tante cadute di stile: non è accettabile ascoltare simili dichiarazioni che offendono il buon senso di chi ascolta. Semplicemente perché questo Referendum NON chiedeva agli italiani se desiderassero mantenere o troncare (già da questa mattina) 11.000 posti di lavoro!

E’ un affabulatore perché, nel raccontare la storiella del diciottenne che gli scrive una mail per chiedergli un consiglio riguardante l’opportunità di recarsi a votare ha inteso far credere di essere una guida carismatica per tutti i giovani di belle speranze. Spostando, di fatto, ancora una volta, l’attenzione dal problema vero: da Presidente del Consiglio non avrebbe dovuto MAI invitare all’astensionismo. Ma tanto lui è lui!

E’ inarrestabile perché ogni giorno ha una storiella da raccontare; ogni giorno sforna slogan che poi, puntualmente, si rivelano infondati sia nel merito, sia nel metodo; ogni giorno parla e sparla. E’ davvero inarrestabile quest’uomo…
E’ inarrestabile anche perché, nel diritto anglosassone esiste l’impeachment che è un procedimento d’incriminazione promosso contro rappresentanti della pubblica amministrazione che si siano resi colpevoli di reati nell’esercizio delle loro funzioni. Nell’ordinamento italiano, invece, il termine impeachment non ha valore tecnico-giuridico anche se, nell’uso giornalistico indica il procedimento speciale di accusa contro il capo dello stato o un alto esponente del governo.
Dunque, essendo un inarrestabile affabulatore abusivo, vogliamo almeno spiegargli che un pochino di impeachment gli farebbe comprendere meglio come rivolgersi alle italiche genti? In determinate situazioni è un peccato essere in Italia: il luogo in cui gli abusivi non vengono perseguiti; gli affabulatori ricoprono incarichi abusivi e gli affabulatori abusivi sono inarrestabili anche se invitano all’astensionismo.
Quasi quasi me ne vado dall’Italia…