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lunedì 6 luglio 2020

Ogni casella ha un suo perché.

Intendo casella di posta elettronica. E qualcuna non ha un perché.

Il momento in cui sono entrata nel vortice del web è segnato in modo indelebile dalla mia prima casella di posta elettronica, quella storica che ha iniziato a tracciare la storia delle mie mail. E’ una @virgilio e non si può cancellare. In parallelo, per un breve periodo della mia vita, ho avuto una e-mail @libero. Ma un giorno, quel concetto di libertà al maschile mi apparve come una caricatura, così la lasciai cadere in disuso… liberandomene. Poi mio fratello, il perfetto della famiglia, iniziò a scrivermi da una mail @iol, così, un po’ per avvicinarmi alla sua indiscussa perfezione, un po’ perché quell’ItaliaOnLine mi piaceva, mi dotai anch’io di una casella @iol.

E siamo a tre!

Era quasi tutto perfetto, ma nella mia vita spensierata entrarono le Istanze On Line del MIUR che all’epoca - stiamo parlando del giurassico - era MPI e che ora - stiamo parlando del nulla - è diventato MI. Ogni abitante del Regno Borbonico sorriderà per l’imbarazzante assonanza con una ben nota esclamazione… Così, per non fare confusione tra ItaliaOnLine e Istanze On Line, anche la mail @iol fu dismessa, senza troppi rimpianti, visto che anche il PB (Perfect Brother) l’aveva sostituita. Poi, si sa, la vita è in continua evoluzione e un certo momento della storia d’Italia fu segnato dalla messa in onda del BB (Big Brother). Insomma, per me era una questione già nota, studiata, acquisita. Me ne aveva parlato George… Ma per i miei alunni era tutto nuovo. Persino più interessante della scuola: praticamente l’unico argomento di conversazione con il quale riuscissi ad entrare in empatia con i loro interessi del momento. Così dedicai un supplemento di attenzione al fenomeno mediatico in questione, adoperando la casella di posta elettronica con la quale avevo intrapreso i miei primi passi nel web: @alice che, col tempo, aveva subito delle variazioni importanti, trasformandosi in @supereva. Con una stupefacente contemporaneità, per i social network, utilizzavo persino una @yahoo perché qualcuno mi aveva messa in guardia sull’importante necessità di non mescolare gli account…

E siamo a sei!

Poteva ancora essere umano controllare sei caselle di posta elettronica quotidianamente, ma si diffuse la moda della PEC. E poiché, a detta di molti, sarebbe stata equiparabile ad una raccomandata, decisamente e convintamente attivai la mia @pec. Naturalmente non avrei mai potuto immaginare che, in pieno lockdown, sarei stata obbligata ad andare a ritirare una raccomandata a mano! Veramente non avrei mai immaginato di vivere una pandemia, ma questo è un altro discorso. E non poteva finire qui. Infatti, come insegnante, ho il privilegio di avere una casella di posta elettronica istituzionale. Una mail @istruzione che ha la stessa capienza di un vasetto di capperi da 60 grammi. Con 14-15 mail è già piena e rifiuta tutto. Quindi, personalmente, l’ho sempre utilizzata come traghetto, nel senso che faccio confluire altrove tutta la posta istituzionale che, comunque, ha un suo perché e non può essere respinta al mittente solo perché un giorno non l’hai controllata e svuotata… Così, tra uno svuotamento ed un trasferimento, arriviamo al 2015. L’anno in cui l’ira funesta del tizianelide Matteo si abbatté sulla Scuola. Lo stesso anno in cui iniziai a raccontare lo school world con le school words. Naturalmente mi serviva una nuova casella per il blog, così attivai una @gmail della quale non posso fare a meno perché il blog è l’unico luogo in cui poter parlare senza interrotta!

E siamo a nove!

Ma il percorso delle caselle di posta elettronica, che era stato sufficientemente lungo e travagliato, riceveva il colpo di grazia inferto dal Covid-19. Da marzo 2020 in avanti s’è perso ogni ritegno. E s’è perso pure il conto… perché, all’improvviso, arriva quella che tutti chiamano DAD e che io ho sempre chiamato SAD (Scuola A Distanza) anche per il significato che il termine ha in inglese. Certo, sono state tutte scelte emergenziali e la contingenza del momento ha provocato un proliferare di account “dedicati”: si è partiti con una @gmail personale del docente per la scuola, seguita da una @gmail per ogni classe di docenza. Poiché insegno in sei classi, in un solo giorno, ho dovuto attivare sette caselle istituzionali e professionali: in un solo giorno si reiterava ciò che si era verificato in 30 anni di permanenza nel web!

E siamo a sedici!

Poi, sempre per la SAD, serviva un account dedicato per EdModo; uno per Skype; un altro per Cisco e, incredibilmente, quando mancavano solo le credenziali per far lezione sulla piattaforma Rousseau, arrivavano le indicazioni per G-Suite. Necessaria come il pane per garantire la propria presenza ai Meet e per la creazione delle Classroom. Altra e-mail, altre credenziali, altro account. Tutto istituzionale, eh? Perché poi servono i tracciamenti, servono le registrazioni, servono i moduli delle presenze, servono i moduli di verifica, serve che le interazioni siano tracciabili. Tutto serve. Oddio, servirebbe anche riuscire a pensare ai ragazzi – rigorosamente chiusi in casa come noi – ma ai piani alti pensano che la scuola sia solo AULA. Ai piani alti pare non sia chiaro cosa sia la CLASSE. In tutti i sensi. Ma anche questo è un altro discorso.

Intanto, quasi inavvertitamente, siamo a venti! E, a questo punto, uno pensa di aver raggiunto un equilibrio. E invece no!

Poiché non esiste una pandemia in corso, non esistono enormi problemi di sopravvivenza per milioni di persone, non sussistono problematiche importanti da risolvere in tutti i settori della società civile, non esistono questioni inerenti la riapertura delle scuole in sicurezza, non esistono decisioni pedagogico-didattiche da assumere per l’Italia, al MI reputano fondamentale avviare una procedura che fornirà una nuova casella di posta elettronica a tutto il personale in servizio nelle scuole italiane. Pertanto, poiché sono un’insegnante, la mia casella di posta elettronica istituzionale che era @istruzione diventerà @post(...)istruzione. Non si tratterà di una migrazione. No. Forse ai piani alti non la sanno fare. Quindi, ad un certo punto chiuderanno tutto l’ambaradan della casella @istruzione. Ma sono gentili: sono giorni e giorni che continuano ad avvisarci di svuotare tutto, di non lasciare tracce della nostra presenza, di salvare il salvabile. 

Ecco. Volevo dire che sono pronta. Ho archiviato tutto ordinatamente. La mail, che mi consentirà di passare da una casella all’altra, non mi è arrivata. Ma arriverà. Me lo sento! E poi volevo dire che questa trasformazione da @istruzione a @post(...)istruzione, oltrepassando – impavida – non solo il limite delle venti caselle di posta elettronica, ma anche molto altro, racconta molto più di quanto si possa leggere.


sabato 22 ottobre 2016

“Santa Barbara Benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta”

Così, nel culto popolare, si usava rivolgere una richiesta di intercessione alla Santa  che rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo. Santa Barbara, infatti, è la protettrice di coloro che si trovano “in pericolo di morte improvvisa dovuta al fuoco”.

Il 4 dicembre, data finalmente fissata per il Referendum costituzionale, è necessario far valere le ragioni del NO perché un Parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale ha deciso di stravolgere la Costituzione italiana. E non è possibile accettare un simile scempio della democrazia, attuato in modo frettoloso, confuso ed incompleto.

Molto è lasciato al caso. Il resto è pericolosamente accentrato nelle mani di una singola persona: il premier. 

Ogni cittadino di buon senso ha il dovere morale di votare NO. Perché la Costituzione va rispettata, non cambiata e, addirittura, stravolta.

Dunque, il 4 dicembre, rivolgerò a Santa Barbara la preghiera del popolo: “Santa Barbara Benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta” che, nel caso specifico, significherà: “liberaci dal Renzi e dalla Boschi”.


Poi andrò a votare e voterò NO. Perché io rispetto la Costituzione.

sabato 9 luglio 2016

Renzi, non venire!

In primo luogo sarebbe interessante capire se tu, o Renzi, sia stato invitato o se tu, o Renzi, abbia deciso di tua spontanea volontà di intraprendere questa visita a Taranto prevista per il 29 luglio.
Posso riformulare la domanda nel dialetto della mia Taranto: "è venùte, o t’hann mannàt?"
In ogni caso, con o senza invito, troverai un'
accoglienza fantastica ed indimenticabile.

Tutto sommato, tu, o Renzi, hai SOLO dimenticato Taranto:
-     hai solo proposto ed adottato 10 decreti salva-Ilva, l'ultimo dei quali scandaloso per l'impunità delle scelte inquinanti;
-     hai solo organizzato un piano di riordino della sanità tarantina privatizzando il pubblico e penalizzando migliaia di cittadini pugliesi;
-     hai solo ignorato che la storia della civiltà è iniziata a Taranto.

Tutto sommato tu, o Renzi, hai SOLO dimenticato l'Italia. E Taranto si trova in Italia, lo sai?
-     Hai solo cancellato anni di lotte sindacali, proponendo e varando il Jobs Act;
-     hai solo distrutto la Vera Scuola, presentando ed approvando quella che solo tu chiami la buona scuola;
-     stai solo tentando di modificare 1/3 della Costituzione;
-     ti sei solo autoproclamato Presidente del Consiglio nonostante tu fossi ben conosciuto solo tra i leopoldini;
-     stai solo approvando pseudo-riforme incostituzionali anche per effetto dell'incostituzionalità del governo che presiedi;
-     hai solo scippato gli italiani del diritto al voto!

Se qualcuno avesse scippato a te ciò che tu hai scippato a noi, saresti il primo a lanciare pomodori allo scippatore di diritti.


Stai sereno, o Renzi. E, a Taranto, non venire!

venerdì 20 maggio 2016

Il pensatore.

Immaginare un DS che pensa; che trascorre settimane intere a pensare a tutti i docenti che lavorano nell’istituzione scolastica che egli stesso dirige; che pensa e ripensa ai possibili destinatari del bonus per il merito; che pensa alle persone come se fossero birilli, ha rievocato nella mia mente l’immagine del Pensatore di De Chirico…

E questo DS pensatore, che ha l’obbligo di osservare la Legge 107 e che ha l’onere di pensare a CHI possa essere giudicato per poi ricevere il fantasioso bonus, è una figura solitaria che – in completa solitudine – deve operare la scelta tra i “buoni” e i “cattivi”. Buoni e Cattivi che, nella sua mente da pensatore sono, rispettivamente, i meritevoli e i non-meritevoli. A fargli compagnia, nella mano sinistra, solo una tavoletta con la scritta: SUM SED QUID SUM…

Ma la concezione del pensatore corrisponderà alla reale collocazione di ogni docente? Cioè, siamo tutti certissimi del fatto che i buoni siano meritevoli? E se, invece, i meritevoli fossero proprio coloro che il pensatore colloca tra i cattivi? Il DS pensatore è solo. La Legge 107 gli concede la potenza dirimente del pensiero unico ed inappellabile. E così, pensando pensando, sceglierà i nomi dei docenti che potranno essere valutati dal Comitato di Valutazione, sulla base dei criteri precedentemente definiti.

Detto questo, si rende necessaria qualche puntualizzazione. Io credo che non sia regolare procedere alla valutazione di alcuni docenti con regole rese note al termine dell’anno scolastico; inoltre, penso che non sia troppo legittimo operare procedure valutative differenziate in ogni scuola d’Italia. Gli insegnanti sono dipendenti pubblici che, nell’espletamento della loro professione condividono norme, diritti e doveri che sono uguali su tutto il territorio nazionale… ma questo sfugge sia agli estensori sia ai sostenitori della Buona Scuola che buona non è. Ecco, proprio come i docenti: i buoni insegnanti (quelli che saranno individuati dal DS pensatore) proprio buoni non sono. Saranno forse buoni per la Buona Scuola, ma visto che la Buona Scuola buona non è… Saranno forse funzionali alla Buona Scuola, ma considerato che la Buona Scuola funzionale non è…

Insomma, la Legge 107 aveva  la pretesa di riformare la Scuola ma, di fatto, ha creato un’aberrante dicotomia che, nel corso di questo anno scolastico, ha progressivamente tentato di annientare la Vera Scuola, la scuola degli studenti veri con le loro famiglie vere, dei collaboratori veri, degli insegnanti veri. La scuola vera è quella che risponde al dettato costituzionale che nell’incipit dell’art. 33 recita “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
La scuola vera è quella libera. Libera e pensante. Ma non nel solitario silenzio di un decisore unico che assegnerà un bonus premiale insignificante ad una ristretta minoranza di soggetti presenti nei pensieri del DS pensatore.
La scuola vera è quella libera. Libera e pensante. Ma nell’assordante sinfonia delle parole, delle idee, delle opinioni, della creatività, delle sinergie che solo nelle singole classi di ogni scuola del mondo è possibile assaporare.

Io, in quest’assordante sinfonia, vivo.

domenica 8 maggio 2016

Mai sono stata stanca come quest’anno!

E sapevo già tutto: sapevo che la 107 avrebbe affossato la scuola e le persone che ci lavorano. Era tutto scritto.
Quest’anno scolastico è trascorso, per me, nel tentativo di capire se ci fossero dei margini di bontà da ricavare dal testo di una Riforma della scuola che Riforma non è.
Dunque niente PON, niente FESR, niente progettazione di interventi aggiuntivi, niente POF, niente PTOF, niente funzioni strumentali, niente visite guidate, niente animatore digitale, niente ore aggiuntive di insegnamento, niente progetti di ampliamento dell’offerta formativa, niente corsi di specializzazione, niente PNSD, niente master, niente…
Ho fatto SOLO l’insegnante. E mi sono chiesta come avessi potuto, nel passato, organizzare e seguire TUTTO con entusiasmo e partecipazione. Ecco, il problema è tutto qui: la consapevolezza di una Riforma approvata senza partecipazione e senza il necessario coinvolgimento della Scuola ha azzerato l’entusiasmo ed ha cancellato la storia della Vera Scuola.
Ho fatto SOLO l’insegnante: ho svolto con diligenza la professione che ho scelto ben sapendo che il c. 1 della 107 già ventilava la necessità di avere le scuole aperte sempre, in modo permanente; che il c. 2 già parlava di un PTOF irrealizzabile; che il c. 3 ribadiva il potenziamento del tempo scolastico; che il c. 4 non aggiungeva personale per la realizzazione degli interventi; che il c. 5 istituiva l’organico dell’autonomia; che il c. 6 sanciva un’autonomia già esistente, che il c. 7 individuava gli obiettivi formativi prioritari senza prevedere maggiori oneri per la finanza pubblica; che il c. 8 riguardava solo il Friuli Venezia Giulia; che il c. 9 prevedeva solo prodotti di qualità per la refezione scolastica; che il c. 10 inseriva iniziative di formazione relative alle tecniche di primo soccorso; che il c. 11 prevedeva l’assegnazione di un Fondo di funzionamento per le istituzioni scolastiche, fondo peraltro già esistente; che il c. 12 indicava i tempi del PTOF; che il c. 13 prevedeva la verifica del PTOF da parte dell’USR; che il c. 14 trasformava il POF in PTOF…
Non è opportuno continuare. Perché una Riforma della Scuola non può essere costituita da un solo articolo con 212 commi; una Riforma della Scuola non può abolire il parere dell’organo collegiale consultivo nazionale della scuola (c. 192); una Riforma della Scuola non può non trattare il tema delle competenze dei docenti e degli studenti; una Riforma della Scuola non può mescolare “modello-minestrone” organizzazione del tempo scuola ed edilizia scolastica; una Riforma della Scuola non può dichiarare l’inefficacia di norme e procedure contenute nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (c. 196); una Riforma della Scuola non può fingere che la Scuola dell’Infanzia – primo ed insostituibile segmento sociale ed educativo – non esista; una Riforma della Scuola non può essere pubblicata in GU il 15 luglio ed essere ripubblicata il 30 luglio.
Ragazzi, non è serio!
E poi, una Riforma della Scuola non può contenere 9 deleghe perché, assegnando un numero così elevato di deleghe in bianco al Governo, si ravvisa una lunga serie di competenze destinate all’analisi governativa: il problema delle deleghe in bianco è serio perché, in una sola mossa, è eliminato il rinnovo contrattuale introducendo la libertà governativa di disporre del corpo docente e del sistema nazionale di istruzione e formazione a suo piacimento - modificandone la struttura - senza tener conto alcuno delle necessità sindacali di mediazione e senza alcun rispetto dei lavoratori nel tentativo di esprimere le loro opinioni. La conseguenza più grande è stata, certamente, quella di aver assistito alla sparizione di sindacati e tavoli di contrattazione, vista la condizione obbligatoria della legge di disporre della scuola tutta. Inoltre, con riferimento all’inclusione scolastica degli studenti con disabilità,  si legge una confusione di norme differenti. Sono confusi gli studenti diversamente abili, riconosciuti ai sensi della Legge 104 articoli 3 e 4 e gli studenti DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) certificati ai sensi della Legge 170/2010 e si dimenticano gli studenti BES (Bisogni Educativi Speciali).

Mai sono stata stanca come quest’anno! Ed a stancarmi ha contribuito la consapevolezza di essere diventata una docente precaria, come i mei 800.000 colleghi in Italia: docenti di ruolo fino al 2015 e precari dal 2015 in poi. Altro che piano assunzionale: da quest’anno la deportazione è tornata di moda. Una deportazione stabilita da pochi non eletti ed approvata da molti che non potevano perdere né poltrone né privilegi.
Mai sono stata stanca come quest’anno! Eppure ho fatto SOLO l’insegnante, ma a stancarmi ha contribuito la consapevolezza dell’avvenuta cancellazione di interi articoli della Costituzione.
ART. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
L’Italia è diventata un regime non-democratico, senza lavoro e senza possibilità – per il popolo – di votare per i suoi governanti.
ART. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
L’Italia ha cancellato i diritti inviolabili di ogni singolo cittadino ed esodati, inoccupati, docenti, giovani, pensionati ne sono la dimostrazione.
ART. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
L’Italia ai tempi del Renzie & Co. ha privato tutti gli italiani di dignità sociale.
ART. 12. La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
E la bandiera del Regime, qual è?

Mai sono stata demotivata quanto quest’anno.

lunedì 18 aprile 2016

Inarrestabile affabulatore abusivo.

Questo è.
E’ abusivo perché la carica ricoperta da quest’uomo gli è stata conferita dai Leopoldini, che non sono certamente rappresentanti degli italiani.
E’ affabulatore perché nel commentare il mancato raggiungimento del quorum al referendum del 17 aprile ha inteso raccontare agli italiani la vetusta storiella “dei buoni e dei cattivi”, definendosi il “buono” per eccellenza: colui che ha salvato 11.000 posti di lavoro e, addirittura unendosi in un brindisi virtuale con gli 11.000 che domani potranno tornare serenamente a lavorare per merito suo… Conseguentemente i “cattivi”, secondo la teoria dell’inarrestabile affabulatore abusivo, sarebbero tutti coloro i quali, esercitando il diritto di voto, NON avrebbero consentito agli 11.000 di tornare al lavoro questa mattina.
Io non posso né voglio credere che un solo italiano abbia potuto accettare le parole del Renzie.
Perché il Referendum del 17 aprile poneva la questione della DURATA delle concessioni: il quesito chiedeva di abrogare la norma, introdotta nella legge di stabilità entrata in vigore il 1 gennaio 2016, che permetteva di estendere una concessione “per la durata di vita utile del giacimento”, cioè per un tempo indefinito. Se avesse prevalso il SI quella frase sarebbe stata cancellata e si sarebbe conservata la normativa italiana e comunitaria secondo la quale tutte le concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi o di risorse minerarie, a terra o in mare, hanno durata di trent’anni, con possibilità di proroghe per altri complessivi venti. Cioè si sarebbe cancellata un’anomalia perché è insolito che una risorsa dello stato, cioè pubblica, sia data in concessione senza limiti di tempo prestabiliti.  Quindi se avesse prevalso il SI le piattaforme oggi in attività avrebbero continuato a lavorare fino alla scadenza della concessione (o dell’eventuale proroga).
E’ un affabulatore perché, ancora una volta, l’ennesima da quando ha abusivamente occupato la poltrona di Presidente del Consiglio, ha spostato l’attenzione degli italiani su questioni totalmente infondate, prive di qualunque aggancio contestuale alla realtà degli eventi. La questione degli 11.000 posti di lavoro salvati dal Renzie è stata una delle sue tante cadute di stile: non è accettabile ascoltare simili dichiarazioni che offendono il buon senso di chi ascolta. Semplicemente perché questo Referendum NON chiedeva agli italiani se desiderassero mantenere o troncare (già da questa mattina) 11.000 posti di lavoro!

E’ un affabulatore perché, nel raccontare la storiella del diciottenne che gli scrive una mail per chiedergli un consiglio riguardante l’opportunità di recarsi a votare ha inteso far credere di essere una guida carismatica per tutti i giovani di belle speranze. Spostando, di fatto, ancora una volta, l’attenzione dal problema vero: da Presidente del Consiglio non avrebbe dovuto MAI invitare all’astensionismo. Ma tanto lui è lui!

E’ inarrestabile perché ogni giorno ha una storiella da raccontare; ogni giorno sforna slogan che poi, puntualmente, si rivelano infondati sia nel merito, sia nel metodo; ogni giorno parla e sparla. E’ davvero inarrestabile quest’uomo…
E’ inarrestabile anche perché, nel diritto anglosassone esiste l’impeachment che è un procedimento d’incriminazione promosso contro rappresentanti della pubblica amministrazione che si siano resi colpevoli di reati nell’esercizio delle loro funzioni. Nell’ordinamento italiano, invece, il termine impeachment non ha valore tecnico-giuridico anche se, nell’uso giornalistico indica il procedimento speciale di accusa contro il capo dello stato o un alto esponente del governo.
Dunque, essendo un inarrestabile affabulatore abusivo, vogliamo almeno spiegargli che un pochino di impeachment gli farebbe comprendere meglio come rivolgersi alle italiche genti? In determinate situazioni è un peccato essere in Italia: il luogo in cui gli abusivi non vengono perseguiti; gli affabulatori ricoprono incarichi abusivi e gli affabulatori abusivi sono inarrestabili anche se invitano all’astensionismo.
Quasi quasi me ne vado dall’Italia…

martedì 14 luglio 2015

La bufera sulla scuola italiana: quello che ha detto Attilio Oliva e quello che la BS non risolve.

Sottotitolo: per un punto Martin perse la cappa.
Introduzione.
“Cominciamo con il rilevare un dato: l’unico obiettivo esplicito della protesta è stato il ritiro dell’intero progetto. Si riteneva necessaria solo l’assunzione di centomila insegnanti, che comunque venivano giudicati troppo pochi.”
In realtà, il 26.11.2014, la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE aveva stabilito che l’Italia dovesse stabilizzare i precari della scuola, non ritenendo più possibile prorogare ulteriormente i contratti riguardanti coloro i quali avevano già svolto 36 mesi di servizio. Pertanto, secondo il sig. Oliva, con l’approvazione della BS il Governo italiano ha ottemperato la sentenza del 26 novembre 2014? No, perché pur avendo incautamente promesso, vagheggiando, 160 mila assunzioni a partire dal 1° settembre 2015, riuscirà – forse – a realizzare poco più di 50 mila stabilizzazioni. Regolare turn-over. Questione di punti discordanti tra Unione europea e Italia.
1.    Rapporto numerico insegnanti/studenti.
 “Già prima delle centomila assunzioni, la nostra scuola è quella che in Europa ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti. Il rapporto è di circa 1:11 contro 1:15. L’età media dei nostri insegnanti è di oltre 55 anni, mentre nel resto di Europa si aggira su poco più di 40. Da noi si entra in ruolo a quasi 42 anni (dopo un estenuante e umiliante precariato) contro i 25-27 degli altri paesi”
Quando si comparano le percentuali, le variabili analizzate devono essere identiche, pertanto non è corretto analizzare il rapporto 1:11 per l’Italia, comparandolo al rapporto 1:15 per l’Europa, ben sapendo che il totale dei docenti italiani comprende anche gli insegnanti di sostegno e di religione – a differenza di altri Paesi europei. Il punto di discussione, dunque, deve essere il rapporto dei docenti per classe e questo dato rientra perfettamente nella media europea (1:21). E ancora, se l’Italia ha la più vetusta classe docente d’Europa non sarà forse il risultato di un immobilismo concorsuale che appartiene ad un retaggio politico che non si avvale di elezioni da troppo tempo? Quindi, secondo il sig. Oliva, la BS ha potere dirimente riguardo alle due questioni? No per la prima, perché la BS consente al DS di diminuire il numero di alunni per classe senza arrecare maggiori costi alla finanza pubblica. Quindi, di fatto, non gli consente alcun cambiamento. (c. 84 BS 9.7.15) No per la seconda, perché s’innalza l’età pensionabile e si assicura solo il normale turn-over, dunque continuerà a non esserci spazio per i giovani. Ovviamente, ne deriva che la classe docente cinquantenne discende dal ritardo con il quale riesce ad entrare in ruolo. Questione di punti di partenza difformi tra Unione europea e Italia.
2.    Sanatorie nel reclutamento.
“Ormai da decenni il reclutamento degli insegnanti avviene per lo più grazie a sanatorie” (…) “La scuola dovrebbe tutelare i diritti degli studenti”
Partiamo dall’assunto secondo il quale, nel sistema di reclutamento per gli operatori della scuola (personale ATA, docenti e dirigenti) esistono le GRADUATORIE e non le SANATORIE. Ora, secondo il sig. Oliva, la BS – nell’abolire totalmente le GRADUATORIE (c. 95 BS 9.7.15) – avrà potere risolutivo rispetto al reclutamento degli insegnanti? No, perché l’accesso alle procedure concorsuali è annunciato con maglie talmente sottili da apparire favorevole solo a pochi eletti, non certo in tenera età e già in possesso di laurea, abilitazione e servizio (c. 114 BS 9.7.15). Solo limitatamente al bando del dicembre 2015, sarà una questione di punti valorizzanti.
E ancora, “la scuola dovrebbe tutelare i diritti degli studenti”. Ebbene, secondo il sig. Oliva nella BS sono tutelati i diritti di tutti gli studenti? No, perché non ci sono cenni di sorta agli studenti BES, DSA, H, ADHD, stranieri. Non ci sono cenni alle scuole speciali per i minorati della vista e dell’udito. Nulla! E la parola “integrazione” all’interno dell’intero documento viene citata solo 5 volte nelle deleghe! Quindi, non solo la BS cancella i diritti dei docenti. Naturalmente, a cascata, cancella anche i diritti degli studenti e – di riflesso – i diritti delle famiglie. Questione di punti di debolezza.

3.    Abbandoni per noia.
“La nostra è la scuola d’Europa con più abbandoni (circa il 20%) e dove le assenze degli studenti sono oltre il doppio rispetto alla media. Sarà forse perché le attività che vi si svolgono non riescono a coinvolgerli e interessarli.”
L’abbandono scolastico in Italia non può semplicisticamente essere addebitato ad una “scuola noiosa”, come definita dal sig. Oliva. Perché la Vera Scuola è dialogo, empatia, ascolto, CLIL, socializzazione, coinvolgimento, problem solving, inclusione, recupero, formazione, potenziamento, consolidamento, partecipazione, brainstorming, incontro, musica, collaborazione, comunicazione… La Vera Scuola non è noiosa. Noiosi sono coloro che ne parlano, decidendone le sorti, senza averla MAI vissuta. Dunque, secondo il sig. Oliva la BS contribuirà efficacemente a diminuire il trend del 20% di abbandoni e del 17% di NEET? No perché, di fatto, dimentica di finalizzare significativi investimenti all’inclusione sociale. Lapalissiana la citazione della parola “inclusione” solo 6 volte e solo nelle deleghe. Questione di punti di inclusività mancanti.
4.    Percentuali studenti frequentanti.
“Il 95% degli studenti frequenta scuole statali mentre quelle paritarie chiudono l’una dopo l’altra, perché le famiglie non riescono a sostenerne i costi.”
E’ necessario considerare statistiche affidabili, prima di affermare dogmi tendenziosi. Per questa ragione si consultano le fonti: http://www.istruzione.it/allegati/2014/Avvio_Anno_Scolastico2014_2015_3.pdf dalle quali emerge che gli studenti che frequentano le scuole statali in Italia sono 7.881.632, mentre gli studenti che frequentano le scuole paritarie sono 993.544. Se ne deduce che l’87% degli studenti frequenta scuole statali. Il restante 13% frequenta le paritarie che, tra l’altro, posseggono 13.625 sedi contro le 41.383 sedi delle statali. Inoltre, entrambe le tipologie di scuole sono da considerarsi “statali” perché erogano un servizio “di Stato”. Quindi, chiarita la confusione delle percentuali e assodato che i controsoffitti crollano nelle scuole statali e non in quelle paritarie, secondo il sig. Oliva la BS risolve la vexata quaestio che – a 15 15 anni di distanza dall’approvazione della Legge 62/2000 – ancora lo attanaglia? No perché la semplice parola “paritaria” è contenuta SOLO nel c. 137 e nel c. 181 (delega). Questione di punti percentuali.
5.    A qualcuno piace il “passaparola”.
“Una famiglia interessata a trovare una buona scuola non dispone ad oggi di nessuna informazione ufficiale e deve affidarsi al ‘passaparola’. E questo avviene perché la scuola statale è in realtà un luogo ‘privatissimo’ della cui qualità non si riesce a sapere quasi nulla, nemmeno che ogni anno gli insegnanti (anche quelli di sostegno) ruotano ‘a domanda’ fra una scuola e l’altra per circa il 20%. Dove è l’attenzione per l’auspicabile ‘continuità didattica’?”
La ricerca delle scuole italiane è, normalmente, affidata al portale del MIUR. Al suo interno esiste, infatti, il motore di ricerca “Scuola in chiaro”. Tutte le informazioni – riguardanti sia le scuole statali sia le scuole paritarie – sono lì contenute. Poi, chiaramente, a qualcuno piace il “passaparola”, ma certamente le iscrizioni non possono essere effettuate utilizzando questo mezzo, anche e soprattutto perché da anni le famiglie sono invitate ad effettuare l’iscrizione on line. Dunque, le scuole non sono affatto luoghi privatissimi, bensì trasparentissimi. Inoltre, con riferimento alle percentuali dei trasferimenti, anch’esse consultabili in “Scuola in chiaro”, anche solo effettuando un controllo a campione ci si rende conto del fatto che la percentuale citata dal sig. Oliva si scosta sensibilmente dalla realtà. E allora, secondo il sig. Oliva la BS con l’istituzione di un Portale unico per la Scuola (c. 136 BS 9.7.15) del costo di 1 milione di euro (c. 136) e con le designazioni degli incarichi triennali (c. 80) porterebbe una reale innovazione al Sistema scolastico italiano? No perché tutte le famiglie hanno possibilità di accesso al portale istituzionale del MIUR – già esistente – e, dunque, possibilità di accesso a tutte le informazioni riguardanti le scuole. Questione di punti di accesso.
6.    Lo studio del latino.
“I nostri curriculi hanno un carattere enciclopedico (facile all’oblio) e una forte prevalenza delle materie cosiddette umanistiche rispetto a quelle scientifiche e tecniche. Sono così rigidi da non permettere alcuna opzionalità per gli studenti. Perfino il latino, che è opzionale in tutti i paesi del mondo, in Italia (e in Grecia) è invece materia obbligatoria per circa il 40% degli studenti delle secondarie?”
Certamente! Per ogni studente che sceglie di frequentare un liceo classico lo studio del latino è obbligatorio. Il latino rappresenta l’origine della Cultura mediterranea classica. Ed i curricoli enciclopedici sono esattamente quelli stilati dallo Stato italiano, perfettamente in linea con la Nazione che, più di ogni altra, contiene le radici della storia e della cultura romana. Non si è mai reputato, evidentemente, necessario proporre lo studio dell’unno solo per far piacere al Presidente della trasparente lobby di TreeLLLe, al suo comitato operativo, ai suoi esperti, ai suoi eminent advisor, ai suoi soci fondatori ed ai suoi garanti. Ma allora, secondo il sig. Oliva la BS risolve la questione dei curricoli? Elimina il latino da qualche indirizzo di scuola secondaria di II grado? No perché la BS ripropone – confermandola – la cultura letteraria ed umanistica della scuola italiana e la contestuale valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici. (c.181 n. 8 lett. g) Ma forse, il sig. Oliva pensa che il teatro sia nato con Gilberto Govi, suo illustre concittadino… Questione di punti di vista.
7.    A proposito di didattica.
“Da noi la didattica è prevalentemente ‘trasmissiva’ e buona parte del tempo scuola è impegnato da lezioni ed interrogazioni, senza un coinvolgimento più motivante e interattivo degli studenti. E le verifiche orali hanno la netta prevalenza su quelle scritte e sui test, al contrario di quanto accade negli altri paesi.”
Negli Stati Uniti d’America ed in alcune nazioni europee hanno già compreso la mancanza di validità della didattica per test. Lo slogan è “Let us teach, not test”. Quindi, secondo il sig. Oliva la BS elimina la questione della “didattica trasmissiva”? No perché la BS non contiene alcuna indicazione riguardante i curricoli, la didattica della comunicazione o la pedagogia dell’interazione. La BS contiene, invece, (art. 16 c. 144 BS 9.7.15) la previsione di una spesa di 8 milioni di euro l’anno – dal 2016 al 2019 – per l’INVALSI, organo esterno al MIUR, creato dal MIUR che – ormai – sta gradatamente prendendone il posto. Non appariva così prioritario destinare somme così cospicue di finanziamento ad un ente di valutazione autonomo. Questione di punti prioritari.
8. Le indagini Ocse-Pisa.
“Nelle varie indagini Pisa dell’Ocse, che riguardano circa sessanta paesi, le competenze degli studenti quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al di sotto della media”
Il punto dirimente è quel “sempre”. Quando furono presentati al MIUR, i risultati dell'Indagine Ocse Pisa 2012 che misura le competenze dei quindicenni in matematica, scienze e lettura, l’OSCE spiegò che l’Italia aveva fatto registrare risultati sotto la media, ma aveva posto in evidenza – sempre l’Italia – i più notevoli progressi in matematica e scienze. http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/focus031213
E allora, secondo il sig. Oliva la BS riuscirà a colmare il gap formativo – rispetto ad indagini internazionali – esistente tra l’Italia ed il resto del mondo? No perché nella BS non esiste alcun cenno alle indagini OCSE PISA; o meglio esiste un solo cenno alle indagini internazionali curate dall’INVALSI mentre per 7 volte si richiamano le indagini diagnostiche sugli edifici scolastici. Ora, appare quasi superfluo sostenere che l’inserimento delle misure per la sicurezza e la valorizzazione delle scuole oltre che per la costruzione di scuole innovative, appare del tutto fuori luogo all’interno di una legge che qualche romantico pensatore ha inteso definire “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione”.  Questione di punti d’indagine.
9.    La valutazione esterna.
“Tutte queste anomalie e ritardi non dipendono dalla lamentata carenza di risorse finanziarie, visto che la percentuale del Pil destinata alla nostra scuola è del 3%, cioè in media europea, e il nostro ‘costo per studente’ è addirittura più alto. Il problema sta tutto nella loro cattiva allocazione: troppe risorse al personale addetto (con stipendi più bassi, ma per un numero di addetti troppo alto) e troppo poche per la qualità del servizio (edilizia, premialità agli insegnanti e presidi meritevoli, assenza di un sistema di valutazione esterno delle scuole, pochissima ricerca)”.
La spesa pubblica per l’istruzione è diminuita, in parte compensata da finanziamenti privati. Nel 2011, la spesa per studente nella scuola primaria, secondaria e post secondaria non terziaria era inferiore del 4% rispetto al 1995. Nell’insieme, la spesa pubblica e privata per studente è aumentata in termini reali tra il 1995 e il 2008 (+8%) prima di registrare una netta diminuzione tra il 2008 e il 2011 (-12%).
http://www.istruzione.it/allegati/2014/Italy-EAG2014-Country-Note-italian.pdf Tra l’altro, il 2008 era proprio l’anno in cui il sig. Oliva, nella sua qualità di testa d’ariete della TreeLLLe, già rilasciava interviste riguardanti la necessità di eliminare i sindacati e, contestualmente, il loro potere di veto (!) auspicando maggiori investimenti nella scuola. (http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2008/10/23/SCUOLA-Attilio-Oliva-TreeLLLe-no-al-potere-di-veto-dei-sindacati-ma-il-governo-torni-a-investire-nell-istruzione/7532/) Il 2011 era, invece, l’anno in cui l’Unità pubblicava il nome del sig. Oliva, come possibile sottosegretario all’istruzione (http://www.andu-universita.it/2011/11/26/capano/) Poi, però, per qualche sconosciuto motivo, fu tenuto fuori dal MIUR, preferendo che restasse a presiedere la lobby più trasparente del mondo… Anche perché, già nel 2010, aveva proposto un’affascinante sperimentazione destinata alle scuole secondarie di I grado di Siracusa e di Pisa in prima istanza, successivamente quelle di Torino e Napoli (!) (http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=4729) Una sperimentazione inerente la valutazione dei docenti migliori, la valutazione degli istituti migliori, la proposta di istituire un sistema nazionale di valutazione e di miglioramento della didattica, fingendo – la testa d’ariete – di non conoscere l’esistenza dell’Invalsi! Insomma, come una specie di fissazione per il sig. Oliva, valutare tutto e tutti a prescindere. Ma, secondo il sig. Oliva, con la BS si riuscirà ad investire seriamente sulla scuola e sull’istruzione? Si riuscirà ad allocare gli investimenti in modo corretto? Si riuscirà a rendere le scuole non autoreferenziali? No alla prima perché un Governo non eletto non è un Governo serio, pertanto non riuscirà nell’intento; no alla seconda perché gli investimenti presentati nella BS riguardano solo gli amici degli amici; no alla terza semplicemente perché le scuole non sono mai state autoreferenziali. Le scuole hanno sempre risposto ai requisiti richiesti per il loro corretto funzionamento, in quanto hanno sempre erogato un Servizio di Stato richiamato dalla Costituzione. Questione di punti valutativi.
Conclusione.

Insomma, tutta una questione di punti. Punti mancanti. Soprattutto i punti fermi, i capisaldi della Costituzione. Quelli si che mancano nella BS. Si potrebbe serenamente affermare che “per un punto, l’Oliva non arrivò a 10”. Un po’ come il celeberrimo detto Uno pro puncto caruit Martinus Asello  (“per un punto Martin perse la cappa”). Traduco perché non conosco gli studi effettuati dal sig. Oliva; non è dato conoscere quali studi secondari, universitari o post universitari abbia intrapreso, pur essendo questi  priore del monastero chiamato TreeLLLe. Espressione massima della trasparenza. Una trasparenza trasparente, oserei dire. La frase, quasi proverbiale, vuole significare che un errore riguardante un particolare apparentemente di scarsa importanza comporta, talvolta, conseguenze disastrose. Nella locuzione in italiano la "cappa" cui ci si riferisce è una sorta di mantello, simbolo della carica di priore di un monastero, perdere la quale significa rimozione dalla carica. L’espressione è usata in modo ironico come ammonimento anche in ambito matematico, dove i punti, pur così minuscoli, possono cambiare - a seconda della loro posizione - il significato di un’espressione; di conseguenza bisogna stare attenti al loro posizionamento e non distrarsi come Martino il quale, abate del Monastero di Asello, nel XVI secolo, volendo abbellire la sua abbazia, decise di apporre sul portale principale un cartello di benvenuto che recitasse: Porta patens esto. Nulli claudatur honesto, cioè "La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto" Ma l’artigiano incaricato del lavoro (o, forse, lo stesso abate) sbagliò la posizione del punto e scrisse: Porta patens esto nulli. Claudatur honesto, cioè "La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all'(uomo) onesto".
I guai che tale errore procurò a Martino non si limitarono alla figuraccia. La notizia di un messaggio così contrario alla caritas christiana, infatti, raggiunse le alte sfere ecclesiastiche, le quali decretarono l'immediata sollevazione dell'abate, privandolo della cappa (cioè del mantello) che di tale dignità era simbolo.
Orbene, torniamo al nostro. Nato a Genova nel 1939. Questo si sa di lui. Null’altro. Poi si sa che:
-       La cappa ce l’ha (è Presidente di TreeLLLe);
-       Di punti ne ha 9 (tutti elencati nell’articolata intervista stile “settimana enigmistica”);
-       L’anzianità di servizio ce l’ha (76 anni sono un bagaglio di esperienza notevole).
Pertanto potrà pur disquisire sulla Scuola italiana. Potrà pur presentare riforme del Sistema di istruzione italiano. Potrà pur annullare la Costituzione italiana. Potrà pur decidere, di partecipare all’audizione presso il Parlamento italiano. Il presidente di un’associazione fondata nel 2011 potrà persino caldeggiare la chiamata diretta dei Dirigenti scolastici; potrà anche sostenere la cancellazione delle graduatorie per titoli ed esami; potrà anche porsi come "ponte" per colmare il distacco che sussiste nel nostro paese tra ricerca, opinione pubblica e pubblici decisori.
Ma la parola è “punto” non “ponte”.
La BS ha portato un punto fermo nella Vera Scuola: "La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all'(uomo) onesto". Sia chiusa a tutti gli insegnanti che, con dedizione e spirito di sacrificio, hanno già lavorato - da precari o da non precari - nella Vera Scuola. Il merito sarà di altri. Dei non onesti. Degli asserviti. Dei compiacenti. Dei traditori di se stessi.
E, nell’apposizione del punto fermo, il sig. Oliva – come il Martin, abate di Asello – ha avuto un ruolo fondamentale nell’ambito di una lobby trasparente quanto il suo curriculum vitae et studiorum.

Meriterebbe l’Oscar (non Giannino). Ma anche pure!

sabato 11 luglio 2015

Disonorevoli cacofonie. La BS spiegata dalla Simo.

La signora Malpezzi, il 9 luglio 2015, ha regalato al popolo italiano il suo poco signorile intervento riguardante la difesa a spada tratta o, come diceva un mio amico “a spada cracca” della BS.
Otto minuti e mezzo di intervento senza senso, senza verità e senza logica. Otto minuti e mezzo di esposizione urlata, come se il tono alto della voce potesse avvalorare le scempiaggini sciorinate. Otto minuti e mezzo interrotti da otto applausi a scena aperta.
Parliamone. Io non desidero rivederlo, l’ho già visto e m’è bastato!
Ancora non ha cominciato ad esporre le sue convinzioni, ma già si ode l’applauso di incoraggiamento. E’ solo il primo. Parte, la signora poco signorile, con una “digressione determinata dalla sua deformazione professionale” e parla di una trilogia Trilogia della città di k scritta da Agota Kristof: la definisce “il romanzo della BS”; parla di “realtà che si mescola alla menzogna”. Mi permetto di dissentire. Profondamente e sostanzialmente. Semplicemente penso che non abbia affatto letto l’oggetto della sua digressione, così come – probabilmente a causa della stessa deformazione professionale – non ha letto la BS.
Infatti, l’onorevole poco onorevole, ne definisce  l’impianto “testo chiaro, preciso, definito”. Mi permetto di dissentire. Profondamente e sostanzialmente. Semplicemente penso che il testo della BS sia fumoso, impreciso ed indefinito. Ma se queste parole non fossero sufficientemente chiare, potrei utilizzare lo stesso prefisso utilizzato al Senato per annullare la convocazione di una seduta: “sconvocata”. Anche questa, per me è stata una scoperta: il Senato della Repubblica usa termini che, nel vocabolario della lingua italiana, non sono contenuti… Quindi il testo della BS, in base a questo principio, diverrebbe schiaro, spreciso e sdefinito. Magari Senatori e Onorevoli comprendono meglio. Che ne possiamo sapere noi, poveri insegnanti? In ogni caso, il testo della BS non presenta elementi di chiarezza espositiva perché dimentica totalmente la pedagogia; è totalmente mancante di precisione in ordine alle procedure da seguire per le varie fasi assunzionali; è palesemente fumoso nelle parti in cui dovrebbe definire criteri e modalità di certificazione e di valutazione, di formazione e di specializzazione.
La piddina Simona, a questo punto, urla una grande verità: “abbiamo assistito, anche oggi, ad una mistificazione”. Concordo. L’oggetto della mistificazione è esattamente tutta inserita nel suo opaco intervento alla Camera!
E qui inizia la sua litania di MENZOGNE.
“Menzogna è la valutazione dei docenti” E come mai, signora cara, il comma 126 prevede un certo stanziamento di denaro finalizzato alla valutazione del merito dei docenti?
“Menzogna è quella di una scuola governativa” E come mai, signora cara, il Governo ha inserito NOVE deleghe in bianco al Governo, senza prevedere alcuna concertazione sindacale e, addirittura, eliminando anche il parere del CNPI? Cosa sarebbe questa se non scuola governativa?
“Menzogna è quella degli albi territoriali” E come mai, signora cara, gli ambiti territoriali sono nominati 27 volte nella porcata che lei ha con cotanta passione avallato? Certo che gli albi non ci sono, ci sono gli ambiti. Senza punteggio per titoli, senza menzione dell’anzianità di servizio, senza graduatoria. Alla faccia nostra!
“Menzogna quella dei licenziamenti di massa” (applauso scrosciante) E come le risulterebbe congeniale definire tutti i soprannumerari di ruolo che, fatti transitare negli ambiti territoriali, non riuscissero ad ottenere un contratto triennale? Gentile signora, guardi che il contratto a tempo indeterminato, trasformato in contratto a tempo determinato (triennale) non l’ho mica scritto io nella BS! Neanche lei, gentile signora, lo ha scritto: il problema è che lei non lo ha letto, dunque non lo ha compreso, ciò nonostante lo ha colpevolmente votato. E poi, lo vada a raccontare a qualcun altro (magari in uno Stato sufficientemente lontano dall’Italia) che “questo governo sta facendo il più grande piano di assunzioni che questo Stato ricordi”. Guardi che lei deve misurare bene le parole prima di pronunciarle. Occupare uno scranno alla Camera dei Deputati non l’autorizza alla menzogna!
 “Menzogna quella del rispetto della Costituzione perché si entra per concorso se vuoi diventare docente di ruolo” (applauso scrosciante) Non c’è bisogno di urlare, signora cara, lo sappiamo bene. Sarà forse per questa ragione che ogni docente ha sostenuto un regolare corso di studio? Sarà forse per questa ragione che ogni docente ha sostenuto regolari concorsi, o corsi abilitanti, o SSIS, o TFA? Sarà forse per questa ragione che molti docenti hanno conseguito specializzazioni, master o ulteriori lauree? Guardi che tutti gli step formativi che ogni docente ha seguito sono sempre stati conformi alle norme della Costituzione italiana! Quella stessa Costituzione che noi conosciamo e che lei ha stracciato. Insieme ai suoi compagni di partito. Suoi complici. Non sarà forse fuori luogo questa BS che azzera tutto e tutti? Non vorrei apparire eccessiva, ma sommessamente le chiedo: ma lei una capacità di pensiero critico è riuscita a svilupparla? Basterebbe anche solo una capacità di pensiero. In realtà sarebbe sufficiente anche solo una capacità…
“Menzogna quella della teoria gender: il gender non c’è, la lotta alle discriminazioni si” (applauso scrosciante) Gentile signora, solo un particolare: la parola “discriminazione” è inserita una sola volta all’interno del DdL. Quindi, in quale disegno di legge ha letto informazioni riguardanti la lotta alle discriminazioni?
“Avete paura dell’autonomia e del cambiamento” (applauso scrosciante) No, gentile signora, noi non abbiamo paura dell’autonomia, perché essa esiste da quando il Titolo V della Costituzione è stato cambiato e non abbiamo paura neanche del cambiamento, perché di cambiamenti ce ne sono stati fin troppi nella scuola italiana. Nessuno inopportuno quanto la BS. E poi, guardi che “la scuola delle circolari e del grembiulino” (applauso scrosciante) è una sua invenzione pura. Una di quelle invenzioni che solo l’ozio creativo determinato dalla sua permanenza in un organo della Stato poteva partorire… La scuola DEVE essere regolata dalle circolari, o forse, pensa che il suo governo possa prendere il posto di tutto il personale che lavora al MIUR? Ma certo, forse lei li vorrebbe licenziare tutti, come gli insegnanti…
Foto di gruppo dei complici della Simo.

“La BS è la scuola dei più: più risorse, raddoppio del FIS, significa carta igienica, vi facciamo lo schemino” (applauso scrosciante) Guardi, signora, questa è apparsa come una cacofonia congetturale aggravata dal reato di vilipendio. A me pare quasi impossibile che una persona della sua levatura culturale possa esprimersi con tale superficiale volgarità: il FIS è l’insieme di risorse finanziarie che arrivano alla scuola per retribuire sia le attività aggiuntive, sia l’intensificazione delle attività e riguarda sia i docenti sia il personale ATA. Con il CCNL 2007, si decise che una specifica ripartizione del fondo dovesse determinare le quote destinate al personale docente, al personale Ata, ai diversi ordini e gradi di scuola presenti nell’istituto, alle diverse professionalità. Successivamente fu prevista la riduzione del MOF che comprendeva sia il FIS, sia gli incarichi specifici per gli Ata, per le Funzioni Strumentali per i docenti, per le ore eccedenti atte a coprire le assenze, per la pratica sportiva, per le aree a rischio. Detto questo, vorrei che lei sapesse che il FIS (parte residuale del MOF) serve per acquistare carta, toner, stampanti, carta igienica e detersivi. Quindi non c’è bisogno di alcuno schemino. Suppongo di essere stata sufficientemente precisa. Lo schemino se lo faccia da sola. E poi mi dica se le scuole saranno obbligate a spendere 4 miliardi in più SOLO per l’acquisto di carta igienica. Mi faccia sapere! Giusto per non incorrere nell’accusa di distrazione di fondi… Guardi che ci tengo particolarmente. Però, se lei proprio insiste, ce ne faremo una ragione: acquisteremo 4 miliardi di euro in più di carta igienica. Praticamente le scuole saranno trasformate in bagni pubblici. Peccato che in molte scuole manchino persino le porte ai servizi igienici, pertanto, di norma, studenti e docenti preferiscono fruire delle stanze da bagno presenti nelle loro abitazioni private. S’informi!
E dopo il cacofonico pensiero, pur igienico, lei ha inteso lanciare la sua mente e le sue urla nella direzione dei PIU’!!!
“Più continuità didattica”: peccato che sia citata solo 2 volte nell’intero documento in nostro possesso!
“Più insegnanti”: peccato essere passati da 160 mila assunzioni promesse per il 1° settembre 2015 a poco più di 50 mila stabilizzazioni. Trovi lei la differenza. E se le riesce difficile, utilizzi qualcuno di quei rotoli di carta igienica che avanzano dalle scuole per farsi due conticini!
“Più competenze per la didattica innovativa”: peccato che il concetto di didattica innovativa si reperisca solo una volta nell’intero disegno di legge!
“Più autonomia”: peccato ci fosse già dal 2001!
“Più reti”: peccato che siano già in essere numerose reti di scuole!
“Più merito”: questa parola è citata solo 5 volte, riferita ai docenti! Docenti che, con o senza i 500 euro promessi, si sono sempre autonomamente aggiornati e formati!
“Più sicurezza e istituzione della Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole”: peccato che nel 2014 si sia celebrata la XII (si legge “dodicesima”, signora) Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole curata da Cittadinanzattiva!
Guardi signora, che proprio signora-signora non è apparsa, lei ha dimostrato tutta la sua ingenuità al termine del suo tedioso e rumoroso discorso. “La legge trova il suo corpo e la sua anima tra i dirigenti e i docenti che la applicheranno. Dirigenti e docenti nei quali noi abbiamo piena fiducia” Lasciando da parte la dimenticanza… trova il suo corpo, la sua anima e … anche tanta carta igienica; la questione è esattamente opposta a come lei ha inteso presentarla: siamo noi docenti che non abbiamo fiducia in questo Governo! E che voi abbiate fiducia in dirigenti e docenti, sinceramente, riveste scarsa rilevanza. E poi, dichiarare di aver fiducia in un’intera classe di professionisti della formazione nello stesso momento in cui si è ignorata per mesi l’azione di protesta e di resistenza… ha lo stesso valore di un pezzo di quella carta a lei tanto cara…

La saluto agitandone una striscia.