sabato 14 novembre 2020

Maniglie lucenti e chiappe splendenti.

 

In Puglia abbiamo un problema. Un problema serio di competenze sull’assunzione di decisioni inerenti la scuola. La scuola vera però.

In Puglia, il Governatore ha deciso che la scuola-on-demand può funzionare per tutto il I Ciclo. Così accade che Conte apre ed Emiliano chiude, ma lascia uno spiraglio per i ragazzi speciali. Poi cambia idea, infatti Conte apre ed Emiliano chiude, ma vuole che i ragazzi speciali siano accompagnati da gruppetti di quattro o cinque alunni che, a turno, possano frequentare la scuola in presenza. Ma cambia nuovamente idea. Ogni venerdì. Conte apre ed Emiliano, ormai stufo del fatto che le sue brillanti proposte vengano cassate da un TAR si e da un TAR no, fa lo splendido: i genitori decideranno se mandare i propri figli a scuola oppure no. Ne danno comunicazione alla scuola e basta.

E’ un mondo meraviglioso la Puglia: i genitori scelgono e le scuole eseguono. Lo ha deciso Emiliano!

Peccato che costui non sappia che la scuola-on-demand non può funzionare e, se proprio la vogliamo far funzionare, ognuno deve fare delle rinunce:

-          - gli alunni a scuola devono rinunciare all’attenzione esclusiva dell’insegnante;

-          - gli alunni a casa devono rinunciare all’insegnante disponibile per sei ore;

-          - i genitori, che hanno operato una scelta, devono rinunciare ad ogni pretesa;

-          - gli insegnanti devono rinunciare al loro ruolo preciso: fare gli insegnanti.

Perché noi insegnanti non abbiamo possibilità di scelta!

Così organizziamo orari, sistematizziamo le istanze dei genitori, cercando di capire quale sia l’ultima scelta operata. Così trascorriamo le giornate in modo schizofrenico, tentando di realizzare le idee dello “splendido” in modo realistico, ordinato, fruibile e sostenibile.

E quindi:

-          - analisi delle comunicazioni dei genitori;

-          - predisposizione degli orari delle lezioni;

-          - organizzazione degli scaglionamenti per le entrate e le uscite;

-          - presa in carico dei repentini cambiamenti di idea del venerdì da parte dello “splendido”;

-          - presa in carico delle decisioni genitoriali che possono anche variare;

-          - controllo e potenziamento delle reti;

-          - controllo e acquisto di nuovi dispositivi (pc e tablet);

-          - analisi delle richieste dei dispositivi per gli alunni;

-       - organizzazione della didattica in presenza per chi è a scuola, della didattica digitale per chi è a casa, delle lezioni asincrone, delle lezioni sincrone, delle lezioni in modalità mista.

TUTTO CONTEMPORANEAMENTE. Questo facciamo.

Vorremmo fare gli insegnanti anche perché la scuola ha adottato tutti i protocolli di sicurezza durante il periodo estivo; la scuola ha misurato ambienti, attaccato adesivi tondeggianti sotto i banchi; controllato le distanze; allestito spazi riservati; stilato protocolli di sanificazione con l’amministrazione comunale; organizzato modalità di pulizia accurata di ambienti e suppellettili. La scuola è un luogo sicuro in cui studiare, incontrarsi, imparare ed insegnare.

Ogni ora vengono disinfettate maniglie delle porte e sedie degli insegnanti che si danno il cambio.

I ragazzi hanno capito ed imparato molte cose: sono cresciuti in fretta, sono rispettosi delle regole, osservano il rispetto anche tra gli adulti. I ragazzi hanno compreso tutto ed hanno compreso bene.

Noi insegnanti ci stiamo provando a garantire il diritto allo studio per tutti. Ed entrare in classe, ad ogni cambio dell’ora, con libri, quaderni, borsa, valigia a tracolla, pc acceso in mano (di proprietà personale perché non si possono usare gli oggetti altrui), mascherina doppia e visiera para-schizzi è un’emozione.

E’ un’emozione grande toccare la maniglia appena disinfettata (quindi umida); è un’emozione attendere che la cattedra si asciughi prima di poter posare tutti gli oggetti; è un’emozione accomodarsi su una sedia (umida anch’essa) che non potrà essere abbandonata se non al termine dell’ora di lezione; è un’emozione vivere tutta la mattinata con le finestre spalancate (per garantire il continuo ricambio dell’aria); è un’emozione vederli - in classe e a casa - attenti e consapevoli del fatto che questo momento storico sta cambiando le nostre vite.

Così, tra distanze siderali incolmabili e contatti personali a distanza; cercando un equilibrio tra scuola vera e scuola-on-demand; con la segreta speranza che restare seduti sulla sedia umida, ma disinfettata, possa essere di ausilio ad una serena conservazione della specie; tra bolli gialli attaccati sul pavimento e frecce direzionali ben sincronizzate; tra maniglie lucenti e chiappe splendenti armonizziamo il nostro quotidiano agire…

E son soddisfazioni!

lunedì 6 luglio 2020

Ogni casella ha un suo perché.

Intendo casella di posta elettronica. E qualcuna non ha un perché.

Il momento in cui sono entrata nel vortice del web è segnato in modo indelebile dalla mia prima casella di posta elettronica, quella storica che ha iniziato a tracciare la storia delle mie mail. E’ una @virgilio e non si può cancellare. In parallelo, per un breve periodo della mia vita, ho avuto una e-mail @libero. Ma un giorno, quel concetto di libertà al maschile mi apparve come una caricatura, così la lasciai cadere in disuso… liberandomene. Poi mio fratello, il perfetto della famiglia, iniziò a scrivermi da una mail @iol, così, un po’ per avvicinarmi alla sua indiscussa perfezione, un po’ perché quell’ItaliaOnLine mi piaceva, mi dotai anch’io di una casella @iol.

E siamo a tre!

Era quasi tutto perfetto, ma nella mia vita spensierata entrarono le Istanze On Line del MIUR che all’epoca - stiamo parlando del giurassico - era MPI e che ora - stiamo parlando del nulla - è diventato MI. Ogni abitante del Regno Borbonico sorriderà per l’imbarazzante assonanza con una ben nota esclamazione… Così, per non fare confusione tra ItaliaOnLine e Istanze On Line, anche la mail @iol fu dismessa, senza troppi rimpianti, visto che anche il PB (Perfect Brother) l’aveva sostituita. Poi, si sa, la vita è in continua evoluzione e un certo momento della storia d’Italia fu segnato dalla messa in onda del BB (Big Brother). Insomma, per me era una questione già nota, studiata, acquisita. Me ne aveva parlato George… Ma per i miei alunni era tutto nuovo. Persino più interessante della scuola: praticamente l’unico argomento di conversazione con il quale riuscissi ad entrare in empatia con i loro interessi del momento. Così dedicai un supplemento di attenzione al fenomeno mediatico in questione, adoperando la casella di posta elettronica con la quale avevo intrapreso i miei primi passi nel web: @alice che, col tempo, aveva subito delle variazioni importanti, trasformandosi in @supereva. Con una stupefacente contemporaneità, per i social network, utilizzavo persino una @yahoo perché qualcuno mi aveva messa in guardia sull’importante necessità di non mescolare gli account…

E siamo a sei!

Poteva ancora essere umano controllare sei caselle di posta elettronica quotidianamente, ma si diffuse la moda della PEC. E poiché, a detta di molti, sarebbe stata equiparabile ad una raccomandata, decisamente e convintamente attivai la mia @pec. Naturalmente non avrei mai potuto immaginare che, in pieno lockdown, sarei stata obbligata ad andare a ritirare una raccomandata a mano! Veramente non avrei mai immaginato di vivere una pandemia, ma questo è un altro discorso. E non poteva finire qui. Infatti, come insegnante, ho il privilegio di avere una casella di posta elettronica istituzionale. Una mail @istruzione che ha la stessa capienza di un vasetto di capperi da 60 grammi. Con 14-15 mail è già piena e rifiuta tutto. Quindi, personalmente, l’ho sempre utilizzata come traghetto, nel senso che faccio confluire altrove tutta la posta istituzionale che, comunque, ha un suo perché e non può essere respinta al mittente solo perché un giorno non l’hai controllata e svuotata… Così, tra uno svuotamento ed un trasferimento, arriviamo al 2015. L’anno in cui l’ira funesta del tizianelide Matteo si abbatté sulla Scuola. Lo stesso anno in cui iniziai a raccontare lo school world con le school words. Naturalmente mi serviva una nuova casella per il blog, così attivai una @gmail della quale non posso fare a meno perché il blog è l’unico luogo in cui poter parlare senza interrotta!

E siamo a nove!

Ma il percorso delle caselle di posta elettronica, che era stato sufficientemente lungo e travagliato, riceveva il colpo di grazia inferto dal Covid-19. Da marzo 2020 in avanti s’è perso ogni ritegno. E s’è perso pure il conto… perché, all’improvviso, arriva quella che tutti chiamano DAD e che io ho sempre chiamato SAD (Scuola A Distanza) anche per il significato che il termine ha in inglese. Certo, sono state tutte scelte emergenziali e la contingenza del momento ha provocato un proliferare di account “dedicati”: si è partiti con una @gmail personale del docente per la scuola, seguita da una @gmail per ogni classe di docenza. Poiché insegno in sei classi, in un solo giorno, ho dovuto attivare sette caselle istituzionali e professionali: in un solo giorno si reiterava ciò che si era verificato in 30 anni di permanenza nel web!

E siamo a sedici!

Poi, sempre per la SAD, serviva un account dedicato per EdModo; uno per Skype; un altro per Cisco e, incredibilmente, quando mancavano solo le credenziali per far lezione sulla piattaforma Rousseau, arrivavano le indicazioni per G-Suite. Necessaria come il pane per garantire la propria presenza ai Meet e per la creazione delle Classroom. Altra e-mail, altre credenziali, altro account. Tutto istituzionale, eh? Perché poi servono i tracciamenti, servono le registrazioni, servono i moduli delle presenze, servono i moduli di verifica, serve che le interazioni siano tracciabili. Tutto serve. Oddio, servirebbe anche riuscire a pensare ai ragazzi – rigorosamente chiusi in casa come noi – ma ai piani alti pensano che la scuola sia solo AULA. Ai piani alti pare non sia chiaro cosa sia la CLASSE. In tutti i sensi. Ma anche questo è un altro discorso.

Intanto, quasi inavvertitamente, siamo a venti! E, a questo punto, uno pensa di aver raggiunto un equilibrio. E invece no!

Poiché non esiste una pandemia in corso, non esistono enormi problemi di sopravvivenza per milioni di persone, non sussistono problematiche importanti da risolvere in tutti i settori della società civile, non esistono questioni inerenti la riapertura delle scuole in sicurezza, non esistono decisioni pedagogico-didattiche da assumere per l’Italia, al MI reputano fondamentale avviare una procedura che fornirà una nuova casella di posta elettronica a tutto il personale in servizio nelle scuole italiane. Pertanto, poiché sono un’insegnante, la mia casella di posta elettronica istituzionale che era @istruzione diventerà @post(...)istruzione. Non si tratterà di una migrazione. No. Forse ai piani alti non la sanno fare. Quindi, ad un certo punto chiuderanno tutto l’ambaradan della casella @istruzione. Ma sono gentili: sono giorni e giorni che continuano ad avvisarci di svuotare tutto, di non lasciare tracce della nostra presenza, di salvare il salvabile. 

Ecco. Volevo dire che sono pronta. Ho archiviato tutto ordinatamente. La mail, che mi consentirà di passare da una casella all’altra, non mi è arrivata. Ma arriverà. Me lo sento! E poi volevo dire che questa trasformazione da @istruzione a @post(...)istruzione, oltrepassando – impavida – non solo il limite delle venti caselle di posta elettronica, ma anche molto altro, racconta molto più di quanto si possa leggere.


mercoledì 1 luglio 2020

Italy I like.

Desideravo solo esprimere il mio GRAZIE agli operatori sanitari d’Italia. In modo particolare ai precari che, a breve, saranno stabilizzati e – appena appresa la notizia – hanno immediatamente stimolato il governo ad adottare analoghi provvedimenti per i docenti precari. Grazie per la vostra vicinanza: avete dimostrato di essere degli eroi veri, con la vostra professionalità e con la vostra empatia.  


Italy I like.

C’era chi pensava che il post-Covid ci avrebbe resi migliori. Non penso sia esatto: la pandemia ci ha resi diversi, cambiando la prospettiva del nostro sguardo.

Tutti sapevamo che, per la Scuola e la Sanità, le risorse finanziarie erano state progressivamente ridotte nell’ultimo ventennio. Tutti sapevamo dell’aumento degli alunni per classe. Per risparmiare. Tutti sapevamo della diminuzione dei posti letto. Per risparmiare. Tutti sapevamo che i lavoratori precari era preferibile non stabilizzarli. Per risparmiare.

Trasformazioni peggiorative operate da Ministri sprovveduti che prospettavano falsi risparmi presentandoli come “ottimizzazione delle risorse”. Scuole chiuse ed accorpate ad altre.  Ospedali chiusi e reparti dismessi.

Poi è arrivato il Covid-19: una specie di randellata nei denti di tutto un sistema smantellato nel corso di lustri di indifferenza. Una manganellata alla quale Sanità e Scuola hanno reagito, operando per la collettività, anche grazie alle risorse professionali precarie che tutti hanno finto di ignorare per anni.

La Sanità ha curato il fisico, la malattia ed ha sostenuto la “voglia di guarire”. La Scuola ha curato la mente, la cultura ed ha sostenuto la “voglia d’imparare”. Ma questa è una visione romantica della realtà; Sanità e Scuola hanno curato i cittadini.

E qualcuno, in questi giorni, deve essersi accorto dell’obbligo morale di stabilizzare le posizioni lavorative degli operatori della sanità. E molti amici infermieri, via social, hanno immediatamente lanciato una campagna in sostegno degli insegnanti precari. Migliaia, in Italia. Da decenni. Così, leggendo le loro frasi di incoraggiamento, leggendo la solidarietà degli infermieri precari nei confronti degli insegnati precari, ho provato un senso di ammirazione ed un sentimento di conforto. Avevo cercato l’occasione per ringraziare tutto il personale sanitario per il lavoro speciale, svolto per noi cittadini comuni, in quest’epoca buia. Ed eccola qui, offerta proprio dai loro pensieri solidali.

Un lavoro speciale, quello degli infermieri, reso ancora più speciale dalla precarietà del lavoro di molti: una precarietà che non lascia intravedere un futuro stabile, una precarietà che nulla ha sottratto in un periodo durissimo per l’Italia. Dico per l’Italia perché la precarietà è una piaga molto italiana, direi solo italiana.

Così quel sentimento “I like Italy” che dovrebbe essere proprio di ogni cittadino del mondo, è diventato un pensiero differente. E’ cambiata la prospettiva. Ed ho solo pensato che solidarizzare tra lavoratori precari è davvero “Italy I like”. Si, hai letto bene, questa è l’Italia che mi piace.

                   Bianca Maria Cartella

              (un'insegnante riconoscente)

                                                                                                                                 

domenica 28 giugno 2020

Mi piace pensare…

Mi piace pensare che la tua letterina sia stata stilata da un qualche giovane virgulto, vittima inconsapevole quanto incolpevole di quell’imbuto che ti piace tanto! Mi piace pensare che tutti i celeberrimi personaggi citati nella letterina, dai Padri costituenti a Malala, da Don Milani a Calamandrei, siano stati oggetto di approfondimento per chi li ha scomodati. O che, a costoro, sia almeno stata riservata una piccola transizione imbutifera! Mi piace pensare che ci fosse dell’ironia in quel “siamo partiti da zero” perché guarda che a zero stanno esattamente solo le chiacchiere di una letterina insulsa e disonorevole per la firmataria. Alla quale sarà certamente sfuggito che il PNSD risale al 2007 e che lo stesso è stato poi implementato nel 2015 con le note 35 Azioni. Mi piace pensare che tu sappia che le Indicazioni Nazionali risalgono anch’esse al 2007, divenute Nuove Indicazioni Nazionali nel 2012 ed implementate dai Nuovi Scenari nel 2018: pertanto mi sfugge il senso del richiamo alla loro primissima pubblicazione databile a 13 anni fa! 

Poi c’è l’atto di fede “la ripresa di settembre funzionerà“. E qui deve essere intervenuto l’imbuto della fede: una fede incommensurabile in inutili sogni di facciata, totalmente privi di basi operative serie. Proviamo a tracciarle insieme. Se lo sfondo integratore deve essere il distanziamento sociale, sarà bene ricordare che le classi devono essere composte da non più di 15 alunni! Che avere tante aule - tutte colorate come rappresentate dal tuo onirico pensiero - senza adeguata copertura degli organici, non servirà molto! Che i patti di continuità sono sempre stati presenti nelle scuole italiane. Quindi mi piace pensare che si sia trattato solo di una svista il non aver informato gli USR della necessità contingente di non autorizzare classi da 30 alunni. Così come mi piace pensare che tu comprenda che le classi dimezzate non possano essere considerate imbuti ordinatamente impilati in dispensa, in attesa di un insegnante che verrà…
Eppure sarebbe stato semplice: NO INVALSI, NO alternanza, NO progetti, NO corsi di aggiornamento inutili, NO concorsi ridondanti, NO 107, NO classi pollaio, NO bugie.
Sarebbe stato agile: SI stabilizzazione dei precari (Direttiva europea 70/1999, recepita dall’Italia con decreto 368/2001), SI classi civili (13-15 alunni), SI tutela dei lavoratori fragili (Documento tecnico INAIL-aprile 2020).
E, invece, presa da un delirio di onnipotenza, delirio soprattutto onirico, sei andata ad impelagarti in una serie di affermazioni prive di senso. Non c’era bisogno di un comitato di esperti per dichiarare che “a settembre avremo una scuola aperta a tutti“. Perché, negli ultimi settant’anni, abbiamo forse avuto una scuola chiusa a qualcuno? Non c’era bisogno che qualche che qualche tuo giovin collaboratore scrivesse che “la scuola di settembre sarà responsabile e flessibile“. Perché, prima com’era? È mai stata una scuola irresponsabile ed ingessata? Non era necessario puntualizzare che “a settembre gli istituti saranno puliti“. Perché, fino ad ora cosa pensi che fossero? Discariche a cielo aperto?

E poi, questo devo dirtelo: “il ministero che ho l'onore di servire“ è l’ennesimo non-sense perché “servire” è una parola grossa e “onore” è un valore importante. Non meno importante di un’interessante metafora con la quale riproponi l’intramontabile DIY: “ogni singola scuola creerà il proprio vestito su misura“ che è un modo tanto indolore quanto scontato che ci riconduce indietro nel tempo ai corsi di taglio e cucito. Ma tante cose non puoi saperle; non puoi proprio comprenderle, semplicemente perché non le hai vissute. E, devo aggiungere, non le hai studiate neanche in modo approssimativo.

Quindi tutti questi chilometri su e giù per l’Italia te li puoi anche risparmiare. Almeno fino a quando non ti sarà chiarissimo che senza una visione complessiva della scuola della Repubblica che NOI -operatori della comunità scolastica- serviamo, tutto sarà vano. Perché, credimi, la tua Vision - che non riesce ad andare oltre le scuole colorate - è un’offesa per gli italiani. E non solo.

“La rotta è stata decisamente invertita” resta un tuo personale convincimento. La vera verità è che l’emergenza della pandemia poteva realmente far compiere una seria inversione di rotta ad una scuola che, nell’ultimo ventennio, è stata progressivamente smantellata, aziendalizzata, demansionata, ignorata. Una scuola sulla quale si è disinvestito per decenni, necessita di più di due mesi per tornare ad essere una Scuola Vera che temo non esista più.

Ma se due mesi sono l’unica opzione possibile, li utilizzerò anch’io per sognare. Per sognare ed assaporare quello scatto di orgoglio con il quale noi - 9 milioni di cittadini facenti parte a vario titolo della comunità scolastica - abbiamo sempre salvato la scuola dalla deriva alla quale, da decenni, è stata condannata.

Tu parli di “stagione nuova, scatto in avanti, diritto di sognare“ e a me piace pensare che la stagione nuova possa essere -banalmente- un autunno in presenza e in sicurezza; che lo scatto in avanti possa configurarsi -semplicemente- come la stabilizzazione del precariato. Analogamente, se vogliamo proprio parlare di sogni, avrò anch'io il diritto di sognare una scuola senza letterine e, possibilmente senza ghostwriter. Che costano assai e non servono a molto. Soprattutto dopo aver considerato che la teoria degli imbuti, con loro, non ha funzionato.

Infine “ogni pietra che metteremo in questa ripresa” è una frase impegnativa: lascia immaginare un enorme imbuto attraverso il quale far confluire un numero imprecisato di pietre, accumulantisi in modo sciatto e disordinato.

Il problema è tutto nell’"in". 
E’ arduo spiegare. 
Quindi, mettiamoci una pietra sopra. 
Tombale però.

venerdì 26 giugno 2020

Solo tre parole.

Spettacoli indecorosi quelli della politica italiana. Spettacoli visibili ed invisibili, perché quando la spettacolarizzazione viene fatta rimbalzare su tutti i siti è ben codificabile da chiunque. Quando, invece, si decide di spettacolarizzare le proteste dei cittadini rispetto al non-fatto, al non-detto, al non-deciso della politica, la decodifica del messaggio trasmesso è riservata solo a pochi. A quelli che assistono a spettacoli invisibili sui quali cala il sipario di un silenzio complice e connivente che disturba ed offende.

Perché, come sempre, è solo una questione di rispetto mancato.

Perché è decisamente più facile mostrare uno Sgarbi trascinato di peso fuori da un’aula piuttosto che ammettere che noi cittadini dovremmo trascinare tutti voi, di peso, fuori da quell’aula.

Perché l’indifferenza mostrata nei confronti dei precari storici della scuola, nei confronti delle decine di vertenze aziendali, nei confronti di questioni di vitale importanza per gli italiani, evidenzia il disinteresse profondo per una nazione intera.

E se, a tutto ciò, si aggiunge una inusitata pervicacia nella salvaguardia dei vostri privilegi di casta, il quadro è limpido. Cristallino.

Eppure sarebbe semplice accordare almeno il rispetto ad un popolo che è - e resta - sovrano.

Solo tre parole. Con l’identico rispetto mostrato per l’Italia.

Fuori dai piedi!


mercoledì 24 giugno 2020

Il Decreto R.O.C.

L’INAIL ha parlato ad aprile 2020. Così, sulla riapertura delle scuole a settembre 2020, è stato promulgato il DL 34 del 19 maggio 2020 (cd. Decreto Rilancio). Quindi, prontamente, il CTS ha parlato il 28 maggio 2020, spianando la strada ad una conferenza unificata che ha prodotto una bozza di Linee guida per la riapertura delle scuole, datata 23 giugno 2020 che sarà discussa il 25 giugno. Domani.

Quindi, ricapitolando: INAIL fine aprile, CTS fine maggio, MI fine giugno. Ci sarà stato un tempo sufficiente per riflettere sulle indicazioni ricevute…

Nel frattempo, in Europa, scuole che riaprono vengono richiuse e, in Italia, il MI parla e sparla. Sempre troppo, sempre fuori tempo, sempre a pappagallo.

In tempo di dad diremo che nelle dichiarazioni del MI si ravvisa una sorta di sovraesposizione asincrona di reiterazioni espresse in modalità “ostinato”. L’“ostinato”, in musica, è una figura melodica che si ripete incessantemente, invariata e della stessa altezza, creando un effetto di staticità e, insieme, distacco rispetto alla melodia. 

Staticità e distacco.

Staticità: perché dall’inizio di febbraio si parla di distanziamento sociale con conseguente chiusura totale da inizio marzo e, contemporaneamente, al MI ci si trastulla con l’inserimento di C&C (Cittadinanza e Costituzione) a costo zero e a potenziamento di organici zero. Come se non ci fosse un Covid-19 da arginare!

Distacco: perché lo stato di emergenza terminerà il 30 luglio - se non sarà prorogato – ma gli USR continuano ad autorizzare classi da 27/30 alunni. Con buona pace del distanziamento e con grande considerazione per polli, galline e pulcini.

Ma la vera “chicca” è l’articolo 231 del DL 34 che stanzia un mare di denaro per la riapertura delle scuole a settembre: 331 milioni di euro per il 2020 in aggiunta al FIS. Molto bello!

Si indica dettagliatamente in cosa potranno essere investiti questi denari. Molto bello!

E si scrive anche che questi 331 milioni di euro dovranno essere impegnati entro il 30 settembre 2020. Molto bello! Tutto e subito. In modo celere e chiaro: i soldi per riaprire in sicurezza li avete, dunque usateli! E fate un po’ come vi pare…

Io penso di aver compreso perché lo abbiano chiamato Decreto Rilancio: hanno rilanciato ogni responsabilità al mittente dietro compenso.

E vediamo, dunque, per ogni persona, a quanto ammonta il compenso. Vediamo quale sia il costo pro capite della sicurezza. Analizziamo con cura un po’ di numeri. Per cultura personale, per avere un’idea esatta.

Le SCUOLE italiane sono 8.233, suddivise in 40.749 plessi. Quindi se volessimo suddividere 331 milioni di euro tra le COSE, spetterebbero 8.122 € per ogni plesso scolastico.

Le PERSONE che si assembrano nelle scuole italiane sono 9.044.559 così suddivise: 8 milioni di alunni che incontrano 835.489 docenti e 209.070 non docenti. Quindi, se volessimo suddividere 331 milioni di euro tra le PERSONE spetterebbero 36,59 € pro-capite.

Ecco, questo è il prezzo del rilancio e del rientro in sicurezza. Fermi restando gli edifici scolastici fatiscenti. Ferme restando le classi sovradimensionate. Ferma restando l’impossibilità di garantire il distanziamento. Sicuramente con questo decreto rilancio che definirei Decreto R.O.C. (Rilancio ad Occhi Chiusi) potremo finalmente e convintamente dire che andrà tutto bene. Molto bene! Anzi benissimo!


martedì 23 giugno 2020

Se questo è un lenzuolo…


Già la prima domanda avrebbe dovuto farmi riflettere: “scusa, ma per acquistare un lenzuolo con gli angoli elasticizzati su misura per il mio materasso, secondo te, devo portare il materasso dal negoziante?” 

Appurato che trattavasi di un normale materasso singolo, ho proposto una soluzione più semplice, ma non meno efficace.

Poi è arrivata la seconda domanda: “Cosa posso fare con il lenzuolo di sopra? S’è un po’ strappato, ma secondo me è recuperabile.”

Appurato che la Sacra Sindone è conservata in condizioni migliori; verificato che il piccolo strappo era una profonda ed irrimediabile lacerazione e, considerato il mio possesso di ben due completi da letto singolo (uno con un simpatico leone ed uno raffigurante un ammiccante orsetto) ho avanzato la mia proposta: “ok, oggi pomeriggio sistemo tutto, stai tranquillo… E non portare il materasso da nessuna parte! È pesante!”

Nel pomeriggio ho smantellato lo smantellabile ed ho sistemato tutto. A modo mio.

Ma non ho trovato riconoscenza nello sguardo del proprietario del non-lenzuolo: lo sguardo costernato, l’espressione visivo-oculare persa nel vuoto, un senso di smarrimento palese e poi… una terza terribile domanda: “ma che, per caso, devi buttare via tutto?”

Ho capito di aver compiuto l’ennesimo intervento a gamba tesa nella vita di un’altra persona, ho compreso di aver violato una libertà di vivere a modo proprio, ho percepito di aver risposto a due domande non con parole ma con azioni. Imponendole.

Così ho semplicemente risposto: “no, non butto via nulla. Lavo tutto e te lo restituisco”

Quindi, non fatemi domande perché poi, in genere, rispondo con le azioni.