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mercoledì 24 giugno 2020

Il Decreto R.O.C.

L’INAIL ha parlato ad aprile 2020. Così, sulla riapertura delle scuole a settembre 2020, è stato promulgato il DL 34 del 19 maggio 2020 (cd. Decreto Rilancio). Quindi, prontamente, il CTS ha parlato il 28 maggio 2020, spianando la strada ad una conferenza unificata che ha prodotto una bozza di Linee guida per la riapertura delle scuole, datata 23 giugno 2020 che sarà discussa il 25 giugno. Domani.

Quindi, ricapitolando: INAIL fine aprile, CTS fine maggio, MI fine giugno. Ci sarà stato un tempo sufficiente per riflettere sulle indicazioni ricevute…

Nel frattempo, in Europa, scuole che riaprono vengono richiuse e, in Italia, il MI parla e sparla. Sempre troppo, sempre fuori tempo, sempre a pappagallo.

In tempo di dad diremo che nelle dichiarazioni del MI si ravvisa una sorta di sovraesposizione asincrona di reiterazioni espresse in modalità “ostinato”. L’“ostinato”, in musica, è una figura melodica che si ripete incessantemente, invariata e della stessa altezza, creando un effetto di staticità e, insieme, distacco rispetto alla melodia. 

Staticità e distacco.

Staticità: perché dall’inizio di febbraio si parla di distanziamento sociale con conseguente chiusura totale da inizio marzo e, contemporaneamente, al MI ci si trastulla con l’inserimento di C&C (Cittadinanza e Costituzione) a costo zero e a potenziamento di organici zero. Come se non ci fosse un Covid-19 da arginare!

Distacco: perché lo stato di emergenza terminerà il 30 luglio - se non sarà prorogato – ma gli USR continuano ad autorizzare classi da 27/30 alunni. Con buona pace del distanziamento e con grande considerazione per polli, galline e pulcini.

Ma la vera “chicca” è l’articolo 231 del DL 34 che stanzia un mare di denaro per la riapertura delle scuole a settembre: 331 milioni di euro per il 2020 in aggiunta al FIS. Molto bello!

Si indica dettagliatamente in cosa potranno essere investiti questi denari. Molto bello!

E si scrive anche che questi 331 milioni di euro dovranno essere impegnati entro il 30 settembre 2020. Molto bello! Tutto e subito. In modo celere e chiaro: i soldi per riaprire in sicurezza li avete, dunque usateli! E fate un po’ come vi pare…

Io penso di aver compreso perché lo abbiano chiamato Decreto Rilancio: hanno rilanciato ogni responsabilità al mittente dietro compenso.

E vediamo, dunque, per ogni persona, a quanto ammonta il compenso. Vediamo quale sia il costo pro capite della sicurezza. Analizziamo con cura un po’ di numeri. Per cultura personale, per avere un’idea esatta.

Le SCUOLE italiane sono 8.233, suddivise in 40.749 plessi. Quindi se volessimo suddividere 331 milioni di euro tra le COSE, spetterebbero 8.122 € per ogni plesso scolastico.

Le PERSONE che si assembrano nelle scuole italiane sono 9.044.559 così suddivise: 8 milioni di alunni che incontrano 835.489 docenti e 209.070 non docenti. Quindi, se volessimo suddividere 331 milioni di euro tra le PERSONE spetterebbero 36,59 € pro-capite.

Ecco, questo è il prezzo del rilancio e del rientro in sicurezza. Fermi restando gli edifici scolastici fatiscenti. Ferme restando le classi sovradimensionate. Ferma restando l’impossibilità di garantire il distanziamento. Sicuramente con questo decreto rilancio che definirei Decreto R.O.C. (Rilancio ad Occhi Chiusi) potremo finalmente e convintamente dire che andrà tutto bene. Molto bene! Anzi benissimo!


giovedì 7 maggio 2020

Non vedo biglietti volare.

Se queste videolezioni riescono a stressare persino me, non posso neanche immaginare cosa possano provocare nei miei studenti! Ma “stressare” non è la parola esatta. Perché, in realtà, voglio intendere qualcosa di sottilmente diverso: non mi piace fare-cose in modi non coerenti con le finalità per cui quel fare-cose aveva una sua ragione di esistere. La scuola, per me, è un’esperienza di vita entusiasmante. Per i miei alunni è un’esperienza di comunicazione delirante. Nel complesso, potremmo definirla un “entusiasmante delirio”.

Io non so esattamente come possa accadere che tutti abbiano qualcosa da raccontare a tutti contemporaneamente. Né so perché tutti abbiano il desiderio di parlare continuamente. E non conosco neanche il motivo per il quale, anche quando un’altra attività è in fase di svolgimento, i ragazzi continuino a dirsi-cose, scambiandosi bigliettini sopra o sotto il banco…


Praticamente non so nulla, ma so che tutto questo mi piace. Poi, tra una chiacchiera e l’altra, in modo del tutto casuale e residuale, riesco persino ad inserire la mia presenza in quello che abbiamo definito come “entusiasmante delirio”. Non si fermano mai. Ed io neanche. 

Mi fanno sorridere perché passano dal “maestra” dei primi tre mesi di prima media, al “prooof” della terza. Mi fanno ridere quando passano dagli applausi regolari della prima media, all’applauso irregolare (un solo battito di mani, seguito da una fragorosa risata) della terza. Mi divertono quando passano dalla merenda consumata usando un ordinato tovagliolo dispiegato sul banco in prima, ad una merenda ingurgitata in fretta tutti seduti per terra - oltre l’ultima fila di banchi - in terza. Hanno troppe cose da raccontare e tutto da raccontarsi.

La scuola, quella dell’entusiasmante delirio, dal 5 marzo è differente.

Molto altro. Praticamente tutto ciò che resta. Nel complesso, potremmo definire La scuola come un “tutt’altro”.
Non sento racconti sussurrati. Non ascolto storie raccontate. Non osservo ragazzi a frotte. Non vedo sorrisi: né nascosti né palesi. Non spalanco finestre ad oltranza. Non ascolto improbabili dimenticanze. Non vedo le stelle ogni volta che il mio ginocchio urta contro lo spigolo della vetusta cattedra.

E, soprattutto, non vedo biglietti volare. Perché, dal 5 marzo, la scuola è tutt’altro.

giovedì 27 giugno 2019

RELAZIONE FINALE.



Così è!

Per tutto arriva una conclusione ed anche questo esame 2019 è, dunque, giunto ad un epilogo sospirato ed atteso.

Inderogabile, peraltro.

Perché è risaputo che gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione devono terminare entro il 30 giugno.

Quindi, riassumendo:
- dopo aver ascoltato tristissime vite ed encomiabili opere di tutti Santi, i Martiri e le Vergini;

- dopo aver seguito con interesse le disavventure della geniale Frida Kahlo che, mano nella mano con il futurista Filippo Tommaso Marinetti, guidati da un intrepido Duce alla conquista delle terre africane, si imbattevano in improbabili giacimenti di petrolio;

- dopo aver appreso che l’Abbé Pierre di cognome faceva Be e che la signorina Thunberg Greta di cognomi ne ha diversi e variabili, da Turner (come Tina) a Thunderbird (come quell’uccello leggendario); [suvvia ragazzi! È da febbraio che non si parla d’altro!]

- dopo aver ben immagazzinato il concetto secondo il quale il petrolio, in realtà, è formato da innocuo plancton che, leggiadro, si posa sui fondali degli oceani tutti, quindi per la sua estrazione, in definitiva sarebbe sufficiente un buon dragaggio oceanico;

- dopo essere stati deliziati dalle soavi melodie egregiamente eseguite da alunni mozartianamente ispirati;
- dopo aver finalmente compreso che “la censura è una macchia che ti impedisce di vedere“ [praticamente una specie di maculopatia o una forma particolare di glaucoma];

- dopo aver suggerito “Ve… Ve… Ve…” per indicare il Venezuela ed aver ricevuto come risposta “Venezia” che, in effetti, è quasi la stessa cosa;

arriva la fine degli esami.

Ed è un bene che arrivi quando il caldo non è ancora torrido, perché così ho la possibilità di rimettere ordine nelle mie personali conoscenze, cancellando in modo quasi totale e per questo non definitivo, le vagonate di castronerie creative ascoltate in questi ultimi giorni.

Ma si sa: è l’emozione che tende subdoli tranelli ad innocenti ragazzi che si affacciano alla vita!

E poi ci sono quelli bravi, sensibili, attenti.



Quelli che, alla fine del loro PPT inseriscono una slide di ringraziamento. 

E per alcune colleghe, quelle sensibili quanto questi ultimi allievi citati, parte la lacrima sul viso a condire l’abbraccio e il bacio accademico…

Peccato che, in quell’ultima slide, noi docenti siamo stati paragonati a solerti contadini!

E così parte una commozione bifronte. Sì, bifronte, come Giano.

Da un lato parte la commozione vera, leale, sincera e sentita a cura della collega sensibile che si scioglie in lacrime.

Dall’altro lato vorrebbe partire l’altrettanto vera, leale, sincera e sentita commozione cerebrale (da procurare allo studente sensibile e bravo, attento e dedito ai sillogismi) a cura della collega inzenzibbbile che, alla vista di cotanto elevato paragone, indefessamente ed incessantemente, continuerà a compilare relazioni e verbali che tra 24 ore, saranno definitivamente archiviati in un pacco ermeticamente chiuso ed opportunamente sigillato.

Meno male!

Finalmente! Una liberazione che necessiterebbe dell'esecuzione di una bella marcia trionfale! Ma su quel fronte abbiamo già dato!

Così, da dopodomani, potrò finalmente tornare alle mie auliche passioni: riprenderò a coltivare terre lontane tra Venezia e il Venezuela.

E, coltivando, canterò “faccetta nera”, tanto mi saranno rimaste impresse nella memoria tutte quelle storie sulla propaganda bellica.

Poi, tra una semina ed un raccolto, farò lunghe passeggiate sperando di incontrare Banksy per comunicargli che colui che pensa che gli insegnanti siano dei contadini, ha arditamente paragonato la sua street art al Cristo velato del Sanmartino!

Ecco!

Quel velo, a questo punto, mi servirebbe proprio…

Bianca Maria Cartella

giovedì 17 dicembre 2015

Per favore, spiegatemi perché.

Per favore, spiegatemi perché.

Ci sono molte cose che, evidentemente, non mi sono chiare.
In primavera anche a Statte si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale.
Io penso che sia necessario cambiare e sembra – dico: SEMBRA – che questa necessità di cambiamento sia sentita da gran parte dei miei concittadini. Così è nata l’idea di Cittadini per il cambiamento: una comunità virtuale su Facebook correlata al gruppo “5 stelle per il cambiamento di Statte”.
Ma il virtuale ha bisogno anche del reale per poter interagire con le “persone vere”.
Esistono persone vere che desiderano veramente cambiare il volto politico di Statte?
A Statte insegno da più di 20 anni e tanti sono i giovani con i quali ho interagito per il triennio di quelle che, prima, si chiamavano Scuole Medie. Tanti ragazzi hanno lasciato Statte, cercando e trovando il loro futuro fuori dal paesino in collina; fuori dalla regione sudista nella quale erano nati; fuori dall’Italia che aveva dato loro la cittadinanza e poco altro; fuori dall’Europa non sufficientemente ospitale con i suoi giovani cittadini…
Ma tanti ragazzi sono rimasti a Statte, alcuni vi sono rientrati per scelta dopo aver terminato gli studi altrove.
Bene! Dunque? Dove sono le giovani menti desiderose di mettersi in gioco per essere protagonisti del Cambiamento? Dove sono i giovani stattesi che vogliono attivamente partecipare alla vita politica del paesino in collina? E, soprattutto, perché - discutendo con voi - mi rappresentate TUTTI una visione così pessimistica del vostro presente? Perché, proprio voi che potreste e sapreste “partire in quarta” vi tenete in disparte? Perché – dialogando con voi – riesco a comprendere solo che la politica non vi interessa perché “tanto sono tutti uguali”? Perché non ritagliare uno spazio politico reale, formato da voi giovani, per provare – con le vostre idee – a creare una “disuguaglianza”? Perché non reagire a quello che molti tra voi (ma anche tra noi) classificano come “schifo”? Perché vi tirate indietro di fronte alla proposta di formare un gruppo di “cittadini pensanti” che possa, in modo differente, creare un consenso politico?
Ragazzi, per favore, spiegatemi perché!