martedì 22 maggio 2018

La poesia di Rosa. (Rif.: Nota MIUR 1143 del 17.05.2018)


Mancava l’esortazione ministeriale di fine anno alla promozione coatta di ogni studente.
Mancava un resoconto finale di luoghi comuni e fraseggi scopiazzati.
Mancava il memento conclusivo stile Totò, Peppino e la malafemmina: “Signorina, veniamo noi, con questa mia, addirvi…”
Poiché, alla fine dell'anno scolastico, si sentiva la mancanza di tutto ciò, è arrivata la poesia di Rosa.
Svolgimento: cari tutti, siete autonomi da quasi vent'anni quindi dovete promuovere tutti altrimenti dimostrerete di non aver capito nulla dell’I-care di Don Milani.
Firma: Rosa.
Ricorrenza dei termini: “autonomia” 9 volte; “successo formativo” 18 volte.
Ringraziamenti: Grazie Rosa. Le tue parole mi hanno fatto meglio comprendere quanto inutile sia il mio ruolo di docente e di educatore. Farò come dici. Tranquilla.
Differenze: Rosa, tu citi un aforisma di Einstein (probabilmente), io gli parlo!
In realtà, avevo già “autonomamente” deciso leggendo norme che hai solo citato ma non menzionato; avevo già “autonomamente” deciso dopo l’approvazione di una legge di riforma costituita da un solo articolo; avevo già “autonomamente” deciso pur senza conoscere amabili aforismi attribuiti a valenti scienziati.
Suggerimenti: nelle tue prossime poesie, non dimenticare l’Invalsi! Perché l’Invalsi è l’esatta negazione di quanto tu scrivi. Ricorda che la standardizzazione non può essere individualizzazione.
Conclusioni: Rosa, con la sua poesia ha tentato di superare il muro del suono ed ha, invece, superato il muro dell’inutile esortazione bonaria, aprendo i confini dell’ovvio.
Non è esattamente così che funziona.
La Vera Scuola è un’altra cosa.
REGISTRO UFFICIALE
Prot. n. 0001143 - 17/05/2018 - USCITA
TESTO INTEGRALE
Oggetto: L'autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno.

L'educazione e l'istruzione sono diritti fondamentali dell'uomo e presupposti indispensabili per la realizzazione personale di ciascuno. Essi rappresentano lo strumento prioritario per superare l'ineguaglianza sostanziale e assicurare l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione. È evidente che in questo periodo storico, colmo di criticità, contraddizioni ma anche di grandi opportunità, convivono enormi differenze culturali, sociali ed economiche per ciò che concerne le possibilità di benessere e di qualità della vita. In tale contesto il sistema educativo e
di istruzione rappresenta  “il fulcro dello sviluppo sia della persona che della comunità; il suo compito è quello di consentire a ciascuno di sviluppare pienamente il proprio talento e di realizzare le proprie potenzialità". (1)
Per questo la scuola è il luogo dove il diritto all'educazione e all'istruzione diventa dovere e responsabilità per la cittadinanza attiva. La scuola del nuovo millennio tiene conto di due dimensioni equamente importanti: da una parte, la cura e il dovere di riconoscere l'unicità delle persone e rispettarne l'originalità e, dall'altra, la capacità di progettare percorsi educativi e di istruzione personalizzati nell'ambito del contesto classe, in un delicato equilibrio fra persona e gruppo, in una dinamica che si arricchisce dei rapporti reciproci e della capacità di convivenza e rispetto civile. Laddove l'istituzione scolastica perda di vista la persona per il sistema, o viceversa, rischia di divenire uno "(...) strumento di differenziazione sempre più irrimediabile,,(2). Il Regolamento dell' Autonomia scolastica, D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, all'articolo 4 descrive le scuole come le istituzioni che ..(...) concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo". Anche la Legge 13 luglio 2015, n. 107 e i successivi decreti legislativi rafforzano ulteriormente l'autonomia scolastica "(...) per garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo ,,  (3) nonché il riconoscimento e la valorizzazione dei talenti di ognuno. Tale finalità costituisce l'obiettivo principale del sistema scuola del nostro Paese. Nello svolgimento di questa funzione, le istituzioni scolastiche possono avvalersi di tutti gli strumenti di pianificazione strategica previsti dalla normativa, sia a livello di scuola che di singola classe. Detti strumenti sono di supporto alle scelte didattiche, educative ed organizzative per la definizione e concretizzazione di curricoli verticali che possano essere percorsi da ciascuno con modalità diversificate in relazione alle caratteristiche personali. Si tratta di "cucire un vestito su misura per ciascuno" con attenzione e cura, per cui le forme di flessibilità dell'autonomia scolastica costituiscono la "cassetta degli attrezzi" per promuovere ..(...) il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione,,(4) Gli atti formali di documentazione, condivisione e valutazione delle scelte dell'autonomia scolastica, quali ad esempio il Rapporto di Autovalutazione (RAV), il Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) e il Piano di Miglioramento (PdM) nonché quelli di "personalizzazione" dei percorsi, devono essere coerenti ed essenziali, senza sovrapposizioni che facciano perdere di vista il fine ultimo della progettazione: il successo formativo di tutti. Quando allo strumento si attribuisce un valore tale da identificarlo quasi con il fine, si rischia di assistere ad una scuola che tende a categorizzare e modellizzare, non attribuendo il giusto spazio alla riflessione professionale, collegiale e ai percorsi di ricerca azione nel contesto di riferimento.
La scuola ha il dovere di garantire una proposta di educazione e di istruzione di qualità per tutti, in cui ciascuno possa riconoscere e valorizzare le proprie inclinazioni, potenzialità ed interessi, superando le difficoltà e i limiti che si frappongono alla sua crescita come persona e come cittadino: "Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” (5) Anche la Circolare n. 8 del 6 marzo 2013, con la quale si dava diffusione del documento del Ministro pro-tempore presentato in occasione del Seminario nazionale "La via italiana all'inclusione scolastica. Valori, problemi e prospettive", rientrava in un'ottica di attenzione al singolo alunno: cogliendo il dibattito internazionale in corso fra i Paesi con una diversa dimensione culturale di inclusione rispetto all'Italia e introduceva nel panorama del nostro sistema di educazione e di istruzione la definizione di BES che l'OCSE definisce Special Education Needs. L'intento era indurre il personale scolastico ad una maggiore presa in carico anche degli studenti che non fruissero delle tutele della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 e della Legge 8 ottobre 2010, n. 170, attraverso il riconoscimento del disagio, anche temporaneo, fisico, psicologico, economico o sociale e la conseguente realizzazione di percorsi di flessibilità e di pratiche di individualizzazione e di personalizzazione nella progettualità educativa e didattica. La citata nota suggeriva alcuni fra gli strumenti di progettazione, condivisione e documentazione ritenuti adeguati al perseguimento del successo formativo degli alunni con BES che, per diverse cause, manifestassero varie forme di disagio/svantaggio. La documentazione proposta, seppur utile a condividere scelte e finalità, ha spesso appesantito l'attività scolastica tanto da essere intesa da molti docenti alla stregua di meri processi burocratici, rischiando così di rafforzare la percezione dei genitori che tali atti e procedure possano assicurare un diverso livello di presa in carico di alcuni alunni; in realtà l'impegno della funzione docente deve essere equo e di qualità per tutti e, per questo, diversificato secondo i diversi bisogni educativi di ciascuno: "Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali ,,(6). Il docente è chiamato a svolgere la propria professione affinché tutti e ciascuno raggiungano il successo formativo nella ricchezza e opportunità di essere parte di un gruppo classe che fruisce del valore aggiunto di un ambiente di apprendimento e di socializzazione educativa.
Guardare la classe solo come un insieme di singole persone tralascia la dimensione sociale e l'acquisizione di importanti competenze relazionali strettamente connesse con la sfera dell'autonomia, della responsabilità e della capacità di saper "prendersi cura": I care di Don Milani. Si tratta di non ridurre i traguardi da raggiungere, nell'ambito degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e formazione, ma di favorire, progettare ed accompagnare percorsi diversi, affinché ne sia garantito il loro conseguimento. Già nel 2013 con nota prot. n. 2563 del 22 novembre, questo Ministero ha sentito la necessità di sottolineare come la personalizzazione degli apprendimenti, la valorizzazione delle diversità e lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno fossero garantiti, prima di tutto dalla Costituzione, ma anche dalle disposizioni di cui al DPR 8 marzo 1999, n. 275 a cui la circolare n. 8/2013 offriva alcuni strumenti di lavoro a disposizione dei docenti, nel rispetto della libertà di insegnamento. L'autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche, del resto, comporta scelte condivise dalla comunità educante, maturate nei luoghi di partecipazione, riflessione e formalizzazione previsti dalla normativa quali, ad esempio, il collegio dei docenti, il team docenti e il consiglio di classe, oltre che l'adozione di strumenti e di tempi per la progettazione curricolare, sia per il singolo alunno, che per la classe e per la scuola.
È evidente, per quanto detto, che il dirigente scolastico assume un ruolo determinante per la qualità dell'offerta formativa: egli, infatti, nello svolgimento della sua funzione esplica "(...) autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane" per effettuare scelte che assicurino il perseguimento "della flessibilità, della diversificazione, dell'efficienza ed efficacia del servizio scolastico ,,(7). Tale ruolo si manifesta anche tramite il riconoscimento dei luoghi essenziali di scelta, partecipazione e condivisione, quali gli organi collegiali, nonché nella possibile semplificazione ed essenzialità degli strumenti di progettazione e di riflessione, con un utilizzo funzionale dei documenti, ad esempio verbali e delibere. È possibile quindi favorire un'utile razionalizzazione che serva a riconoscere e valorizzare le risorse professionali e strumentali, a ridurre la sovrapposizione di interventi e di documentazione, talvolta, fra loro, anche poco coerenti, nella relazione tra l'agito e il dichiarato. Quanto detto affinché i
docenti possano dedicare la propria professionalità per ricercare e approntare ambienti di apprendimento in grado di perseguire il successo formativo per tutti, evitando adempimenti talvolta avulsi dalla didattica e dalla promozione dell'apprendimento nel rispetto dei ritmi di crescita e delle inclinazioni di ciascuno. Tutto ciò ponendo in essere le profonde potenzialità delle dinamiche relazionali dove le diversità sono utili strumenti di crescita, aiuto reciproco, fondamenta per la costruzione dell'identità personale e del gruppo classe. È necessario riavviare un confronto professionale che superi la tendenza a distinguere in categorie le specificità di ognuno, con il rischio di attuare la personalizzazione prevalentemente mediante l'utilizzo di strumenti burocratici e di mero adempimento per sviluppare, invece, proposte che tengano conto della complessità, della eterogeneità e delle opportunità formative delle classi. La Legge 13 luglio 2015, n. 107 e i successivi Decreti legislativi hanno rilanciato l'autonomia scolastica, con nuove risorse e modalità organizzative, per rispondere realmente alle esigenze educative, di istruzione e di formazione di un territorio. La finalità è quella di promuovere il "fare scuola di qualità per tutti". Personalizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento non significa parcellizzare gli interventi e progettare percorsi differenti per ognuno degli alunni delle classi, quanto pensare alla classe, come una realtà composita in cui mettere in atto molteplici modalità metodologiche di insegnamento-apprendimento, funzionali al successo formativo di tutti. Ogni singola realtà scolastica può essere considerata come un laboratorio permanente di ricerca educativa e didattica nella quale, in un percorso di miglioramento continuo, il personale scolastico trova riconoscimento e crescita professionale adeguati alle sfide sempre più complesse che si presentano. Oggi il contesto normativo è notevolmente modificato: si è assistito ad un' importante crescita culturale e sono stati introdotti nuovi assiomi di riferimento, nuove risorse professionali, economiche e strutturali affinché a ciascuno sia data la possibilità di vedersi riconosciuto nei propri bisogni educativi "normali", senza la necessità di ricorrere a documenti che attestino la problematicità del "caso", fermo restando le garanzie riconosciute dalla Legge n.104/1992 e dalla Legge n.170/2010. I docenti e i dirigenti che contribuiscono a realizzare una scuola di qualità, equa e inclusiva, vanno oltre le etichette e, senza la necessità di avere alcuna classificazione "con BES" o di redigere Piani Didattici Personalizzati, riconoscono e valorizzano le diverse normalità, per individuare, informando e coinvolgendo costantemente le famiglie, le strategie più adeguate a favorire l'apprendimento e l'educazione di ogni alunno loro affidato. In questa dimensione la soluzione al problema di un alunno non è formalizzarne l'esistenza, ma trovare le soluzioni adatte affinché l'ostacolo sia superato. Dopo aver per tanti anni acquisito una sensibilità legata all'individuazione e alla gestione dei Bisogni Educativi Speciali, ora le nostre comunità educanti possono andare oltre: progettare modi nuovi di fare scuola che aiutino ciascuno a scoprire e a far crescere le proprie competenze e capacità, maturare la consapevolezza che "apprendere" è una bellissima opportunità fortemente legata alla concretezza e alla qualità della vita. La dispersione non va recuperata, ma evitata: lo studente che trova nella scuola risposte ai propri bisogni educativi, di istruzione e di espressione personale, non andrà incontro a insuccesso, demotivazione e infine abbandono. Si ritiene, quindi, necessario, in previsione del rinnovo del Piano Triennale dell'Offerta Formativa, proporre alle SS.LL. di avviare nei collegi docenti, nei dipartimenti disciplinari, nei consigli di classe e di interclasse, una riflessione sull'evoluzione del contesto normativo ed organizzativo della scuola italiana, anche dando impulso a momenti di scambio professionale per la valorizzazione delle competenze e la promozione di attività di ricerca e sperimentazione didattica. In continuità con il processo di partecipazione già avviato da questo Ministero, le istituzioni scolastiche potranno, attraverso la condivisione della presente nota, operare nell'ottica descritta di semplificazione, ottimizzazione delle procedure e valorizzazione della professionalità docente. Tutto ciò al fine di elaborare curricoli verticali e di assicurare la predisposizione di ambienti di apprendimento coinvolgenti c partecipati oltre che di scelte didattiche efficaci ed ineludibili per far crescere nuove generazioni di cittadini consapevoli, ciascuno con i propri talenti, capacità e competenze, che prendano in carico il cambiamento sostenibile del Paese per un futuro migliore.

IL CAPO DIPARTIMENTO
Rosa De Pasquale

1.     Delors "Nell'educazione un tesoro"
2. Scuola di Barbiana, "Lettera a una professoressa"
3. comma 1 articolo 1, Legge 13 luglio 2015. n. 107
4. articolo 1 Decreto Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275
5. aforisma attribuito a Albert Einstein
6.  Scuola di Barbiana. "Lettera a una professoressa"
7. articolo 25 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001. n. 165 e articolo 1 del Decreto Legislativo 6 marzo 1998,n. 59


lunedì 29 maggio 2017

Tutti i tappi del dirigente.

Hai mai visto il film “Tutti gli uomini del Presidente”? E lo sai che il titolo era stato mutuato dalla filastrocca “Humpty Dumpty”? Ecco, in quella filastrocca Humpty Dumpty cadeva da un muro, si rompeva e “tutti i cavalli e tutti gli uomini del re non riuscirono a rimetterlo insieme”.

Praticamente un danno irreparabile.

Come la Legge 107. Un danno alla Scuola Vera e chi nella Vera Scuola lavora. Un danno irreparabile che neanche tutti i tappi del dirigente riusciranno a sanare.

Era l’inizio del 2015 quando si cominciò a parlare di una pseudoriforma della scuola e, a luglio dello stesso anno il DDL fu convertito in legge. Un danno davvero irreparabile perché la Riforma non era una riforma e perché le denunce di incostituzionalità restarono inascoltate.
Il personale della Vera Scuola protestò in massa e scioperò in massa. Era il 5 maggio 2015.

Ma i dirigenti rimasero in silenzio. Con le bocche ermeticamente chiuse dai “tappi della speranza”: la speranza di vedersi equiparati ai dirigenti della PA; la speranza di vedere riconosciuto un trattamento retributivo che fosse consono al loro ruolo; la speranza di non dover sottostare alle numerose vessazioni burocratiche; la speranza di poter autonomamente scegliere il personale senza dover attingere da regolari graduatorie; la speranza di poter avere la collaborazione di un intero staff presidenziale; la speranza di poter avere la governance completa sull’istituto diretto.

I dirigenti, come tanti Humpty Dumpty allineati sopra un muro, restarono in un silenzio durato 2  anni; fino al 25 maggio 2017, data in cui alcuni dirigenti scolastici d’Italia hanno espresso il loro dissenso rispetto alla mancata soddisfazione delle proprie speranze: avevano sperato che la 107 portasse con sé una reale riforma e, disillusi, hanno organizzato la loro rabbia. Ma non c’erano tutti. Ce n’erano alcuni. Pochi per la verità. Ma, attenzione, non hanno espresso dissenso per la Legge 107. Non ancora. Perché i “tappi della speranza” sono molteplici e non tutti se ne sono liberati.

Ma il danno irreparabile è stato già compiuto: gli studenti sono diventati “clienti”; la scuola è diventata “azienda”; l’anno scolastico è diventato “gara a premi”; gli insegnanti sono diventati “roba da scegliere”; la discipline di insegnamento sono diventate “competenze da acquisire”; i rapporti tra colleghi sono diventati “corse a ostacoli”; il CCNL è diventato “carta straccia che non si rinnova da 8 anni”; gli insegnanti sono diventati “valvassori e valvassini” e i dirigenti sono diventati “vassalli”.

Il danno è irreparabile e la protesta tardiva, quella del 25 maggio, non servirà a rimettere insieme i cocci della Vera Scuola. A nulla servirà aver fatto saltare qualche tappo dalla bocca di qualche dirigente.


In definitiva, non basteranno tutti i tappi del dirigente a riassemblare la Vera Scuola.


giovedì 25 maggio 2017

Si scrive “bonus” e si legge “tappo”.

E si, la Buona Scuola ci ha insegnato anche questo!

Funziona così: alla fine dell’anno scolastico, alcuni docenti risultano meritevoli. Altri no. Allora succede che alcuni – i meritevoli – diventano destinatari di un premio in denaro elargito dal DS, coadiuvato da un Comitato, mentre altri – gli immeritevoli – sono eminentemente ignorati. Come se non esistessero e come se non fossero mai esistiti.

Tutto perfetto. Ma analizziamo COSA fanno alcuni insegnanti per diventare meritevoli: partecipano gratis a tutte le iniziative della scuola; rispondono sempre affermativamente alle proposte del DS; sono estremamente collaborativi e disponibili anche a dormire a scuola; si arrovellano incessantemente il cervello per sfornare progetti di vario genere; votano senza fiatare e senza consapevolezza TUTTE le delibere collegiali; propongono e sostengono attività aggiuntive senza se e senza ma; si autocandidano per ricoprire ruoli di varia natura; si immolano volentieri e con leggerezza nell’organizzazione di visite guidate e nel conseguente accompagnamento degli alunni; riparano computer e finestre.

Nel frattempo il becco deve restare ermeticamente chiuso. Perché se non ti metti un tappo in bocca, il bonus non arriva! Quindi le iniziative della scuola sono eccessivamente numerose? Acqua in bocca! E, durante le riunioni collegiali, tutti muti e si alza la mano a comando: basta uno sguardo panoramico. I progetti? Si fanno tutti, con dedizione ed impegno, con sistematicità ed elevato senso di sopportazione. Il computer della 2^ M non funziona? Lo riparano loro. In silenzio.

Perché la consegna del silenzio è la “conditio sine qua non”.

Il silenzio è, dunque, imprescindibile e duraturo. Perché si protrae per un intero anno scolastico: da settembre a luglio. E poi continua, infatti, nessuno dei colleghi saprà mai CHI ha ricevuto COSA. Perché gli altri insegnanti (che hanno semplicemente fatto gli insegnanti) non hanno tappi, quindi - conseguentemente - non hanno bonus.

Questa procedura farraginosa, iniqua, risibile ed incostituzionale deve essere condotta nel totale silenzio e, dopo l’attribuzione del bonus premiale, bisogna secretare il tutto. Nessuno deve sapere: anzi, volendo, si possono conoscere i dati complessivi, “aggregati” è la parola giusta: si può sapere quanti docenti sono stati giudicati meritevoli con tappo e quale sia stata la cifra totale assegnata al gruppo dei silenti lavoratori.

Lo ha chiarito anche una sentenza del TAR del Veneto, la n. 463/2017 pubblicata il 10 maggio u.s. Ma non ce n’era bisogno: in tutte le Buone Scuole d’Italia TUTTO è silenziosamente accettato; TUTTO è silenziosamente eseguito; TUTTO è segretamente tenuto nascosto.

Questa non è Buona Scuola. E non è neanche Vera Scuola.

Perennemente sprovvista di tappo, ma dotata di dignità che, certamente, è sensazione sconosciuta ai detentori di tappo, sono un’insegnante non-meritevole. Come molti. Come troppi. Da 30 anni.

E la Vera Scuola funziona senza tappi.

lunedì 22 maggio 2017

Una pozzanghera li salverà…

Leggo di collegi dei docenti che hanno saputo dire “no”; che hanno rifiutato la loro complicità a MIUR ed OO.SS.; che sono stati in grado di votare contro la scelta dei requisiti; che hanno compreso il senso di una trappola.

Perché MIUR e Sindacati non volevano coinvolgere la base, né desideravano dar voce ai docenti.

Hanno semplicemente teso una trappola perché ogni collegio dei docenti, votando a favore dei requisiti proposti dal DS, ha - implicitamente ed esplicitamente - espresso il proprio apprezzamento per la buona scuola, per Renzie e per la chiamata diretta.

Chi ha votato “si” ha garantito la propria collaborazione.

Superfluo aggiungere che un unanime voto di dissenso, proveniente da TUTTE le scuole d’Italia, avrebbe funzionato da cassa di risonanza sia per il MIUR sia per i Sindacati, proponendo l'idea differente di chi nella scuola lavora veramente.

Non giudico, ma apprezzo sommamente chi ha sostenuto il proprio “no” collegiale.

Non giudico, ma accettare il compromesso del falso coinvolgimento ritenendosi appagati da un asservimento finalizzato all’ottenimento di una mancetta segreta, segretamente ricevuta e segretamente inseguita, mi pare questione da bambini piccolissimi. Ma piccoli piccoli.

Così, MIUR e Sindacati, approntata questa fantastica trappola, nell’accattivante forma di pozzanghera di fanghiglia chiamata Buona Scuola, l’hanno presentata agli insegnanti-fanciulli e molti ci sono cascati! Con tutti e due i piedi.

E spesso li si incontra nei corridoi, ciabattando veloci in perenne movimento, in una scuola che non è buona e che non è neanche più Vera.


Non giudico, ma osservo. E quel che vedo non mi piace. 

sabato 20 maggio 2017

Ho ancora molto da imparare.

Devo prendere la vita con più leggerezza.

Devo convincermi del fatto che tutti sappiano leggere e devo fingere di credere che tutti comprendano ciò che leggono.

Devo restare indifferente ad ogni “virata” che la 107 infligge alla Vera Scuola.

Devo essere più collaborativa e, dunque, meno contrastiva.

Devo imparare ad allinearmi.

Devo scoprire l'appiattimento zerbinesco perché non so cosa sia.

Devo adeguarmi alla stuoinizzazione in atto della scuola italiana.

Devo sorridere come una vera signora ed alzare la mano solo per dire: "Signorsì Signore!".

Devo smettere di leggere tutte le circolari ministeriali: non sono neanche indirizzate a me!

Devo ricordare che un corso annuale vale quanto un master biennale.

Devo imparare a non disturbare chi lavora alacremente con inopportune richieste.

Devo ricordare che “per fare l'animatore digitale non è necessario avere alcuna competenza informatica.”

E lo devo ricopiare 10 volte al giorno per almeno 10 giorni.

Ok! Domani è domenica e non vale. Comincio da lunedì… Così, con leggerezza.


giovedì 4 maggio 2017

Non sarò complice.

Il 19 aprile 2017 una nota del MIUR informa gli USR della necessità di convocare i Collegi dei Docenti in tutte le scuole di ogni ordine e grado per “procedere all’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale”.

Spiegato ai non addetti ai lavori, in estrema sintesi, il messaggio del MIUR è il seguente:
“cari direttori degli USR, gentilmente, dite a tutti i DS che poiché ciò che è scritto nella L. 107/2015 – riferitamente alla chiamata diretta – fa sufficientemente schifo e, poiché certamente i DS non sono capaci di espletare autonomamente una procedura complessa come la chiamata diretta, dovranno essere coadiuvati da TUTTI i docenti in servizio nelle loro scuole e dovranno individuare, in modo categoricamente assembleare, i requisiti da comparare per operare le migliori scelte”.

Fossi una DS m’indignerei non poco. Non lo sono, ma m’indigno ugualmente perché:
1.       Una notarella protocollare del MIUR non può sovvertire una legge dello Stato;
2.       Una nota ministeriale non può essere emanata prima del corretto espletamento di tutte le procedure propedeutiche;
3.       Una nota ministeriale non può ignorare il coinvolgimento delle OO.SS.;
4.       Una nota firmata MIUR non può fornire anche lo schemino con la calendarizzazione dei Collegi.

Praticamente, con un documento recante il numero 16977, il MIUR decide in modo unilaterale che TUTTI i COLLEGI dei DOCENTI debbano essere ufficialmente COMPLICI dei DS nel portare a termine il passaggio di qualche docente da ambito a scuola.


Ma le competenze del CD non sono, forse, altre?

Ma l’autonomia delle istituzioni scolastiche non era, forse, altra cosa?

Dunque, la 107/2015 si poteva ancora peggiorare. Ecco! Fatto!

Cosa accadrà, quindi? Il DS individuerà al massimo 6 requisiti per comparare le candidature dei docenti (in totale, nel CCNI sono presenti 18 requisiti). Proporrà questi 6 requisiti al CD. Il CD stabilirà se questi 6 requisiti sono di suo gradimento, proporrà altri requisiti (sempre ripescandoli tra i 18 a disposizione), propenderà per un requisito culturale piuttosto che per uno didattico, si accapiglierà sull’ordine di importanza da attribuire a ciascun requisito… Poi, quando l’orario di cena sarà vicino, i CD delibererà. Il DS, a questo punto, sostenuto dalla delibera collegiale, individuerà il docente che meglio risponderà ai requisiti.


Potrò essere accusata di qualche reato. Forse! Ma non mi si potrà accusare di favoreggiamento. Perché io non sarò complice. Mai. E mi piacerebbe poter scrivere una frase che mai scriverò: “nella mia scuola NON ci sono COMPLICI”

sabato 22 ottobre 2016

“Santa Barbara Benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta”

Così, nel culto popolare, si usava rivolgere una richiesta di intercessione alla Santa  che rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo. Santa Barbara, infatti, è la protettrice di coloro che si trovano “in pericolo di morte improvvisa dovuta al fuoco”.

Il 4 dicembre, data finalmente fissata per il Referendum costituzionale, è necessario far valere le ragioni del NO perché un Parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale ha deciso di stravolgere la Costituzione italiana. E non è possibile accettare un simile scempio della democrazia, attuato in modo frettoloso, confuso ed incompleto.

Molto è lasciato al caso. Il resto è pericolosamente accentrato nelle mani di una singola persona: il premier. 

Ogni cittadino di buon senso ha il dovere morale di votare NO. Perché la Costituzione va rispettata, non cambiata e, addirittura, stravolta.

Dunque, il 4 dicembre, rivolgerò a Santa Barbara la preghiera del popolo: “Santa Barbara Benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta” che, nel caso specifico, significherà: “liberaci dal Renzi e dalla Boschi”.


Poi andrò a votare e voterò NO. Perché io rispetto la Costituzione.